Archivi tag: Batman

La malinconia ha un asse preciso, e Batman lo sa

È solo una sequenza numerale vi assicuro, funziona così, che poi si fa codice o forma, e io la rimetto a posto. Stiamo ricatalogando tutto, e non è un film. Hanno chiesto a noi supereroi di fare la parte dura, quella del trasporto rapido, e noi non ci siamo tirati indietro. A me e Robin è toccato il Partenone, e così prendi i pezzi sposta i pezzi e poi rimettili a posto nel tempo. È tutto un andare diametralmente all’opposto della storia presente. In questa immagine si percepisce l’esplosione di suono che avviene al rientro. Il nostro è un sistema poetico basato sui numeri, diamo un numero ad ogni componente della bellezza, poi ne facciamo una sequenza e da quella un codice, così il Grande Catalogo dei principali artifici si compone. Il mondo è regolato dalla dispersione, a noi tocca rimettere ordine. Il sistema è del dottor Marcus. Come oracolo delle situazioni storiche, oltreché come supereroe vi dico che questo lavoro di ricontare le opere d’arte è sopravvivenza quotidiana con l’annullamento della criminalità mi toccava una vita di noia. La freschezza dei colori quando attraverso il tempo da parte a parte, perché si capisca il lavoro: vado a prendere il pezzo al momento della nascita, in una ipotetica catena di montaggio muratoriale, e faccio uscire il pezzo di nascosto, perlopiù di notte. La macchina del dottor Marcus, aspetta a bocca aperta che io o Robin, o uno degli altri, arriviamo col pezzo, che viene pulito dai giallumi della pioggia perpendicolare che si incontra all’altezza del cielo di Jason, e poi si lascia tutto nel liquido di Pough-Willis per evitare contaminazioni di tempo, e infine la macchina misura, calcola, sputa numeri e assegna codice. Io bevo, Coca-Cola, direi meritatamente. Continua a leggere

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The dark side of the sun

Quando cala la notte a Craryville,  upstate New York, un gruppo di ragazzi può finalmente uscire e provare ad avere un pugno d’ore di normalità. Prima, durante la giornata, il loro corpo (la loro cute) è ostaggio dell’ombra o della luce artificiale. Tempo capovolto. Nessuno di loro può vivere in pieno giorno: niente estate, vacanze, mare. È una vita scavata, da talpa, con il mondo visto da una finestra schermata. Clandestinità di luce, governata dall’incertezza circoscritta di una malattia: si chiama xeroderma pigmentosum (Xp): ipersensibilità alla luce solare, fotofobia, comparsa precoce di lesioni nelle aree fotoesposte, oltre che alterazione neurologica. Oggi la malattia è incurabile. Devi mettere al riparo il tuo corpo dai raggi del sole. Moondance. Illuderti con il buio, in compagnia della luna, aspettando l’alba per rientrare nel circolo vizioso dell’attesa, nella speranza che qualcosa cambi, modificando un ciclo invertito che ti esclude dalla normalità e dalla vita degli altri. La notte, per qualcuno: tempo perso, esplorazione, regione dell’improbabile che non bisogna dire per Oz, madre per Vonnegut, tenera per Fitzgerald, superba per la Merini, dell’oracolo secondo Auster, fatale per Jelloun. La notte mangia i giorni, con loro fa nuovi patti, poi volta le spalle e procede spedita. Si dice abitare la notte e le sue ore, quasi fosse un luogo: striscia scura e buona a coprire tutto, ma non è come stare di fronte alle “tele nere” di Rothko. Continua a leggere

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La compagnia degli eroi

L’età dei componenti della compagnia è indecifrabile, stanno tutti in modo indipendente nel tempo. I supereroi son così. Blainsmuth suscita sempre l’emozione del padre all’aeroporto, mentre Batman continua a essere in testa nei sondaggi di opinione dell’Ohio (inspiegabilmente). Superman ha avuto un collasso in volo, e adesso che lo racconta, spaparanzato sulla sedia a dondolo della casa del dottor Marcus, ride, e con lui anche gli altri. Ma non è stato un giorno facile. Le pulsazioni luminose sono scarsissime e il crimine cicatrizza le sue ferite a una velocità costante. Blainsmuth alza la mano perché vorrebbe dire la sua, ma come eroe appena arrivato deve aspettare, prima c’è Robin che deve raccontare con un ampio giro di parole delle ammaccature lasciate dal vento. L’Uomo Ragno ha delle difficoltà con la pioggia, è convinto che il suo costume sia troppo pesante durante le giornate d’acqua al punto di non consentire certi movimenti. Il dottor Marcus sa quanto il tempo atmosferico influenzi non solo i discorsi sui tram, ma anche le giornate dei supereroi e ci sta lavorando, per questo ha smesso di scrivere e ha alzato gli occhi quando l’Uomo Ragno ha preso a parlare di persone, cani, e componenti aggiuntivi che scarseggiano. Ne vorrebbe uno che libera i costumi dall’acqua in eccesso, Marcus annuisce, come a dire: Ok, ci lavorerò. E l’Uomo Ragno sorride, come un bimbo felice davanti a una giostra. Continua a leggere

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I Think It’s Going To Rain Today

Da quando Quentin Tarantino ha detto al New Yorker che Michele Bava è uno dei suoi registi preferiti, che i suoi polizieschi erano i migliori, e i suoi inseguimenti in auto gli provocavano orgasmi, per il vecchio regista napoletano, che si era ritirato, non c’è più pace. Ha un ragazzo che sta girando un documentario e una processione di produttori alla porta. Poi è arrivato anche il regista americano. A lui ha fatto l’impressione di un guaglione catturato da una nuvola. Ma questo al ragazzo che gli punta la telecamera non l’ha detto. Né a quelli che vedranno il documentario, sta dicendo, invece, che sì, hanno parlato delle spose vestite da tartarughe ninja che rapinano le banche italiane, Continua a leggere

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