Archivi tag: Beppe Viola

Alfredo Pigna: l’uomo della Domenica

Apparteneva agli Omero dello sport, Alfredo Pigna. Quando c’erano le voci e qualche volta anche le facce. Gli era toccato lo sci come specialità, ma poi, in realtà, aveva gli occhi e le parole per tutti gli altri. La sua faccia greca, appunto, nasone, zigomi sporgenti e sguardo da guerriero, divenne il volto della Domenica Sportiva, che era l’unico Angelus possibile dopo quello del Papa. Ma Pigna, che era un anglo-napoletano, un lord che sembrava sciare quando appariva in tivù evitando i paletti della sguaiataggine e dei giudizi affrettati, veniva dalla strada, quella vera. Continua a leggere

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Laurent Fignon: il ciclista con gli occhiali

Voleva essere un veterinario – come Marco Ferreri – ma poi ha preso a pedalare, cominciò con “Pédale-Combs-la-Ville”: prima gara, prima vittoria. Poi vennero due Tour de France (1983 e 1984) e un Giro D’Italia (1989) e un mucchio di altre gare, era quello con gli occhiali d’oro – come un racconto di Giorgio Bassani – e il codino da hippie. Non era uno travestito da artista, ma un artista vero. Continua a leggere

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Gianni Mura: (se)vero padre della scrittura artigiana

L’unica volta che era stato costretto a riscrivere un pezzo era stato quando aveva cercato di fare Gianni Brera. Un desiderio che si era infranto davanti alla lettura di Gualtiero Zanetti, direttore de “La Gazzetta dello Sport”, che gli aveva strappato l’articolo con i “struggle for life” e “se capiss”, “crapottone” e “Weltanschauung, pirlare e saudade”, e pregato di riscriverlo. Dopo, Gianni Mura – che è morto a 74 anni a Senigallia –, aveva dovuto passare il tempo a dribblare tutti quelli che gli davano dell’erede o del nuovo Brera. Era stato condannato ad essere Brera in contemporanea prima e in eredità poi, un Brera meno compiaciuto con radici diverse e interessi allargati, sempre orso ma più buono, non aveva nazione ma città, Milano, costretto ad inseguire e raccontare il gesto non in assenza di immagini – come era accaduto spesso a Brera – ma in sovrabbondanza. Continua a leggere

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Wonderful a me?

La scuola l’aveva fatta sul biliardo, e quando ci provava, dopo, si addormentava sulle solite prime due pagine di Umberto Eco, “perché Viola non legge nel senso concretamente semiologico della parola, cioè Viola legge quando telefona Pertini”, diceva Enzo Jannacci del Beppe suo amico, uno che avrebbe dato la sua memoria per la seconda palla di servizio di McEnroe, e comunque lo trovava sempre qualcuno disposto a volergli bene, purtroppo non si trattava né di Faye Dunaway, né di Gianni Agnelli, ma era buono, buono lo stesso per sua stessa ammissione come i panettoni difettati: troppo cotti, troppo crudi o con pioggia eccessiva di canditi. Era così Beppe Viola, entrato alla Rai nel 1961, dopo aver risposto negativamente alla domanda: “Lei è comunista?”; esagerato al punto di poter fare tutto, cercando di battere il record di mancata carriera: Continua a leggere

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Vita vera di Beppe Viola

Milano andata e ritorno / un giro di cavalli / con un ragionamento, sperimentale, sui pronomi / e le tibie / le tibie a disagio  / che manifestano per la giusta pensione / c’erano anche calciatori così / e lui, articolato / pareva sostare e ascoltare quelle voci / e un sassofono donato ai poveri della stazione / se ne stava di lato / a catalogare per numero di sillabe e dribbling / Viola Beppe / centrattacco con due cappuccini e il colesterolo alto / frammento unico / stranamente fraterno / anche a quelli che giocano in difesa / esplorare la zona / senza drammaticità / traendo giudizi dai tabulati mentre si fa all’amore / senti come suonano / tutto un quaderno di note / che non sapeva ballare / senza mai chiedere / chiedere / nemmeno una volta / perdono. Continua a leggere

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