Archivi tag: Beppe Viola

Wonderful a me?

La scuola l’aveva fatta sul biliardo, e quando ci provava, dopo, si addormentava sulle solite prime due pagine di Umberto Eco, “perché Viola non legge nel senso concretamente semiologico della parola, cioè Viola legge quando telefona Pertini”, diceva Enzo Jannacci del Beppe suo amico, uno che avrebbe dato la sua memoria per la seconda palla di servizio di McEnroe, e comunque lo trovava sempre qualcuno disposto a volergli bene, purtroppo non si trattava né di Faye Dunaway, né di Gianni Agnelli, ma era buono, buono lo stesso per sua stessa ammissione come i panettoni difettati: troppo cotti, troppo crudi o con pioggia eccessiva di canditi. Era così Beppe Viola, entrato alla Rai nel 1961, dopo aver risposto negativamente alla domanda: “Lei è comunista?”; esagerato al punto di poter fare tutto, cercando di battere il record di mancata carriera: Continua a leggere

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Vita vera di Beppe Viola

Milano andata e ritorno / un giro di cavalli / con un ragionamento, sperimentale, sui pronomi / e le tibie / le tibie a disagio  / che manifestano per la giusta pensione / c’erano anche calciatori così / e lui, articolato / pareva sostare e ascoltare quelle voci / e un sassofono donato ai poveri della stazione / se ne stava di lato / a catalogare per numero di sillabe e dribbling / Viola Beppe / centrattacco con due cappuccini e il colesterolo alto / frammento unico / stranamente fraterno / anche a quelli che giocano in difesa / esplorare la zona / senza drammaticità / traendo giudizi dai tabulati mentre si fa all’amore / senti come suonano / tutto un quaderno di note / che non sapeva ballare / senza mai chiedere / chiedere / nemmeno una volta / perdono. Continua a leggere

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Come nel mio caso, ad esempio

Ho visto un mucchio di ippodromi in giro per il mondo, belli brutti, grandi piccoli, legali e non, in tutti ho scommesso, qualche volta ho anche vinto, ma non era quello lo scopo, l’ho fatto per il gusto di starci dentro. Credo che la vita abbia a che fare con le corse dei cavalli e non con quelle delle auto, anche se l’adrenalina è la stessa, ma senza casco. È il vento sulla faccia che fa la differenza, e la speranza di chi guarda i cavalli andare, ci vado per quei volti, che hanno la colpa attaccata addosso come la pelle, le loro vite sono alfabeti scritti da bimbi: sbilenchi, con curve improvvise e dalla parte sbagliata, pieghe su pieghe, esitazioni, rattoppi, errori e riscritture nella stessa pagina sullo stesso rigo, una fede enorme con la consapevolezza che no, oggi non è come ieri, o almeno si spera. Il loro lanciarsi nel vuoto – che è il raggiungere il banco delle scommesse o l’uomo che sta in disparte e ha una posta maggiore da offrire – mi comnuove. Continua a leggere

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