Archivi tag: Berlusconi

Auto e politici

La Togliatti non la fanno più. La Moro andò perduta in un incidente e quello che è venuto dopo non le somigliava per niente. La Berlinguer che te lo dico a fare. Ora è uscita dalla produzione anche la vecchia Pannella. E quelle nuove mica sono auto, sono prototipi con troppi errori. Per dire le Grillo – l’ha scritto anche Quattroruote – funziona con un logaritmo, se buchi devi chiamare Harvard. Continua a leggere

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Adesso ridete con me

Quando ho scritto “Il più maldestro dei tiri” non pensavo di avere ragione in così poco tempo: dalla Cina che invade il calcio fino al declino del dieci (da Baggio a Thiago Motta) e del regista (il vuoto dopo Pirlo), passando per la caduta del Berlusconi calcistico che coincide con la sua estinzione politica. E niente, leggendo i giornali rido e tanto perché io quello che scrivono ora – come cronaca – l’ho immaginato nel natale del 2014. Poi è tutto inutile ma ogni tanto da qualche parte bisogna pur dirlo.

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Carlo Ancelotti, romanzo nazione

[…] l’unico grande po­litico italiano che abbiamo esportato è Carlo Ancelotti. L’unico uomo emiliano che si è fatto leader di partito unendo destra e sinistra, vero uomo e romanzo Nazione prima di Maurizio Maggiani, sposando l’ag­gressività calcistica del Duce Benito Mussolini – allenare gli italiani non è difficile, è inutile –, e la grondante bontà riflessiva di Romano Prodi, stesso idolo ciclistico: Felice Gimondi, anche se Ancelotti per imitarlo è finito contro un camion, rompendosi un braccio. I due, hanno l’i­dentica serenità davanti ai bilanci e alle partite, reagiscono con calma alle sconfitte e alle dimissioni, alle fiducie e alle finali di Champions, ai presidenti di squadra e di stato, alle elezioni e ai campionati. Sembra­no buoni, per via delle linee tonde del viso, del sorriso sghembo, in realtà sono tenaci, creano governi e squadre: fragili ma perfetti. Continua a leggere

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Da Rutelli al Partito Comunista Cinese: metodi e ricerca

In tribuna c’è Francesco Rutelli, ormai dirigente ritirato a vita privata – una sorta di Ferguson – che paragona la Margherita alla cantera del Barcellona per capacità di produrre talenti. In mezzo al campo, c’è l’arbitro Boldrini che sentenzia l’elezione di Mattarella senza nemmeno doversi più chiedere attraverso Concita De Gregorio – come avveniva per i tedeschi ai danni del Brasile – perché non si fermano? Davanti ai voti che fioccano inaspettati, proprio perché dichiarati. L’ultrà Moretti che inveisce proprio contro Rutelli e Fassino, urlando: «con questi dirigenti non vinceremo mai», è la dimostrazione che il calcio è attesa e lenta costruzione e soprattutto che la curva non sa aspettare. Continua a leggere

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Suburra o troppa pioggia

Il paradigma fondamentale di Stefano Sollima è che – quasi per autodefinizione – si tratta dell’unico regista di genere (italiano), o almeno così pare a leggere i giornali. Unica vedette cinematografica che salta dalla tv al cinema come se fossero collegate dal corridoio di casa sua. “Suburra” è annunciato come un film che – diverrà pure serie per Netflix – deve svelarci delle verità assolute, toglierci dal buio del dubbio, farci capire la deriva romana, ma finisce per essere solo l’ennesimo estenuante film che ripercorre – sorpassato – la realtà. Dice che arriverà l’Apocalisse, però, si tratta “solo” delle dimissioni del Papa e di Berlusconi. E viene da ridere per come Roma sia capace di digerire tutto: dalla coda alla vaccinara a Carminati, dai Casamonica a Marino, passando per i parlamentari italiani e Sollima. Continua a leggere

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