Archivi tag: Bompiani

Non viviamo nella balena, ma cacciamo Moby Dick

Verrebbe da dire: «No grazie, ho visto il film», leggendo “Melancolia della resistenza”  di László Krasznahorkai che viene ripubblicato da Bompiani dopo essere uscito in Italia nel 2013 da Zandonai con i medesimi pazienti traduttori: Dora Mészáros e Bruno Ventavoli. Il film è “Werckmeister Hármoniák” del regista ungherese – stesso paese dello scrittore – Béla Tarr, infatti, leggendo, non si può che pensare a lui, alle sue atmosfere in bianco e nero, ai suoi buffi e poetici personaggi, compresi di una lentezza teatrale – c’è a chi piace, a noi no, preferiamo l’America. Continua a leggere

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Guarda Omar quant’è bello

loc472Pietrangelo Buttafuoco è un grande costruttore di tentativi. Ha una scrittura profonda, dei pensieri che vengono da lontano e mai una visione banale delle cose. Con ironia, forza e disparità prova a spiegare gli eventi, a sovvertire i luoghi comuni del giornalismo e della storia, e, negli anni, ha guadagnato una credibilità enorme nonostante abbia sempre occupato – per scelta e non per calcolo – posizioni che per brevità diremo scomode. Ha una identità chiara che non regola in funzione del potere di turno. Buttafuoco ama stupire prima ancora di convincere, e ci riesce sempre, complice una rotondità di ragionamento che gli viene dalla filosofia prima che dalla politica. Ora con “Il feroce Saracino” (Bompiani), analizza il nostro rapporto con l’Islam, partendo dall’ironia di Totò e Carosone, Continua a leggere

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Anna Politkovskaja

Ciriello_vangelo300dpiMi chiamo Dragoslav, e il mio è un nome da assassino. Ho perso il conto di tutti quelli che ho ammazzato. Ogni volta che provo a contarli me ne manca sempre qualcuno. La mia era diventata un’abitudine. Agivo in automatico e infatti avevo perso la voglia. Pure quando sono andato via dall’Italia e mi sono piazzato a Mosca, ho scoperto che erano bugie. Non bastavano due omicidi per andare a comprarsi una squadra inglese, ci voleva un’impresa che significava mai più. E io sono un testardo, alla fine ci sono riuscito. Ho accettato di fare una cosa che nessuno si sentiva di fare, nel centro di Mosca. Una cosa che avrebbe cambiato la storia di quel paese, almeno così pensavo. C’è voluto un bel po’ per preparare l’operazione, anche per definire il prezzo, ma alla fine ci siamo accordati. Continua a leggere

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La soglia Balzac

Layout 1Trovo una perdita di tempo spiegare come uno scrittore abbia apparecchiato, apparecchia e apparecchierà le sue storie, come nascono i personaggi, che voleva dire, che cosa ha pensato, se ha sofferto o meno, se la sua è una confessione o se ha immaginato tutto, fare queste cose è come mettere le didascalie al romanzo, una sconfitta. È come chiedere a un ragazzo di venire accompagnato a scuola dai genitori, è umiliante. Però quando ti ritrovi una schiera di avvocati che non ha capito il tuo libro, fai uno sforzo. Per questo eccomi qua a cercare di raccontarvi che cosa ho combinato, per gli avvocati della FIGC, per l’allenatore della nazionale italiana al quale come recita la quarta di copertina e la fascetta scelta dal mio editore (Chiarelettere), è ispirata la vicenda del protagonista del mio libro “Per favore non dite niente”. Continua a leggere

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pure il profumo era gloria

il-dolore-pazzo-dellamoreBisogna credere sempre ai cunti degli anziani, alle preghiere, ai diavoli, ai santi, alle ninfe, ai malatini, a Giufà, alla menzogna, ai re e alle regine, ai vescovi e ai barbieri, alla cronaca, a Palermo, al musicante, ai racconti dei librai, all’amore dei soldati, e alla foto dei militari, alla sabbia, a chi sta per morire, ai morti, alla morte mai, alla verità bisogna credere alla realtà no, al dolore dei vedovi, al destino, alla luce vera, all’amore bisogna credere, sempre, all’innocenza, al profumo, ai fiori selvatici, alla campagna, e infine al mondo di ieri. Tracciando un elenco delle cose alle quali credere Pietrangelo Buttafuoco segna i binari della sua storia, costruisce ferrovia e stazioni nel deserto dei sentimenti e del disamore che è il presente, recupera e racconta, ristabilisce verità, e procede lento e con molta poesia al cunto de “Il dolore pazzo dell’amore” (Bompiani). Continua a leggere

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