Archivi tag: Bonucci

It’s Mourinho time

Unire in un solo gesto Enzo Jannacci, Peppino Prisco, Ugo Tognazzi e Kevin Spacey è quasi impossibile, ma José Mourinho è un felino, quindi capace di tutto. Ecco il suo orecchio teso a sentire i cori dei tifosi juventini zittiti dal ribaltamento della partita, farsi sintesi d’ironia, riscatto e risposta, e non offesa come si è detto e scritto, un gesto perfetto col quale ha unito tutto il mondo anti-juventino da Buckingham Palace – escluso il Sun che ha titolato “No class”  – al San Paolo – esclusa la Rai che ha provato a far passare il suo gesto come offensivo. Continua a leggere

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Italia – Belgio

L’asse Bonucci-Giaccherini

è lo sguardo cocciuto di Conte

un affare migratorio

che sposta calciatori e reparti

come un proprietario terriero

difende e attacca da fabbro Continua a leggere

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Euro 2012 – Come eravamo

Dalla Spagna alla Spagna, un percorso palindromo, quello dell’Italia, una corrida colorata. Siamo stati un corso d’acqua nascosto e imboscato, fino a farci fiume grosso e straripante. E il tragitto verso la coppa è stato così: tortuoso, con pareggi apparentemente appaganti, un salto e poi con le rapide dei rigori contro l’Inghilterra, infine ci siam fatti delta con la Germania non con la Spagna. Dalla prima all’ultima partita c’è la capacità di Prandelli di adattare la squadra al percorso, come un fiume, anzi un fiume, e la forza della squadra di lasciarglielo fare. Continua a leggere

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Ventura tra De André, Nietzsche e Calà

In un percorso da scavo archeologico, l’Italia ha scelto prima l’erede e poi il patriarca, prima il ragazzo che aveva capitalizzato e poi il vecchio che invece ancora sperpera. Dalla seriosità di Antonio Conte si passa alla libidine di Giampiero Ventura: «Sono stato il primo a giocare con il 4-2-4, a Pisa e Conte è stato onesto ad ammettere che si era ispirato a me». Continua a leggere

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Allerìa, pe’ ‘nu mumento te vuò scurdà

Gioca, segna e si fa male. Cento partite di Lorenzo Insigne diventano novantanove e mezzo. C’era Walter Mazzarri, in panchina, che lo mandò in campo cinque anni fa, prima, invece, c’erano solo voci, che si inseguivano sovrapponendosi e coagulandosi in speranza, perché da troppo tempo il Napoli non aveva un napoletano capace di farsi campione, guida, e di coniugare al presente e al futuro il verbo giocare. Continua a leggere

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