Archivi tag: Borges

Soriano: una specie di Balzac argentino

Diceva di essere nato con un gatto in attesa sulla porta, il padre che fumava in cortile, e Borges e Bioy Casares a pochi isolati da lui impegnati a creare storie allucinate di don Isidro Parodi. Era il suo modo di riassumente Mar del Plata nel ‘43. Poi aveva vissuto giocando a calcio, fumando, fuggendo e tirando pietre nelle finestre dei potenti, come un bambino, senza mai perdere il sorriso. Fece il giornalista, fu costretto all’esilio dal potere di Videla, scrisse libri che lessero tutti – dai ragazzini di Buenos Aires a Fidel Castro, Gabriel Garcia Marquez e Salman Rushdie passando per Maradona –, Continua a leggere

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Julio Carré: «malinconica spia morta di un paese che non esiste»

Octavio Paz diceva che uno scrittore “non ha biografia: la sua opera è la sua biografia”, così, per ricordare Osvaldo Soriano – nel ventennale della morte – ho deciso di intervistarne i personaggi. Li ho incontrati all’Hotel Menzogna, dopo una lunga trattativa, il primo che ha deciso di parlare con me è stato Julio Carré: «malinconica spia morta di un paese che non esiste».

Che ha fatto dopo “L’occhio della patria”?

«Sono riuscito a tornare in Argentina, un lungo giro, con scali che non le posso raccontare nel dettaglio, ma che sono durati anni: azzardo e prudenza, azzardo e prudenza, e via così giù giù fino a Buenos Aires, e poi qua in Patagonia». Continua a leggere

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Disneyland con l’herpes

Prima ancora che il Messico divenisse l’immagine dell’orrore dei nostri giorni, prima ancora che i parchi a tema finissero per raccogliere non solo il bisogno di divertimento ma anche le perversioni collettive: in ogni forma, grado e combinazione, Juan Villoro aveva scritto “Piramide” (Gran Vía, traduzione di Maria Cristina Secci, 256 pagine, 14 euro). E a leggerlo oggi fa impressione. Non tanto per l’attualità, il ritmo, le felici intuizioni, e la capacità di raccontarle, ma per la vicinanza tra realtà immaginata e realtà. Come un Ballard, ma in lingua spagnola, Juan Villoro – che non è solo uno scrittore ma anche giornalista in un Messico difficile da raccontare, decifrare, restituire – ci mostra uno dei suoi tanti registri (è ancora poco tradotto in italiano), e spiazza il lettore, lo diverte e angoscia trasportandolo in un luogo assurdo: La Piramide, Continua a leggere

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Un tango lungo 25 anni

Il fantastico come nostalgia, diceva Cortázar, un tango lungo venticinque anni: da Maradona a Higuain, ballando con Napoli. Sulla topografia sentimentale. Dai campi ai locali, da la Bombonera al Monumental al San Paolo, dal Samovar de Rasputin al Folies Bergères arrivando a Castel Volturno. Dentro ogni tango c’è una donna, un pezzo di città e il riassunto di una vita, un romanzo in tre minuti. Per farlo ci vorrebbe Enrique Santos Discépolo, il filosofo del tango – figlio di un napoletano – quello che lo definì: “un sentimento triste che si balla”. Continua a leggere

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Higuain e la triste sindrome del tiro sopra la traversa

HiguainIl rigore, quello perfetto, dopo Pasadena lo sapete tutti, è quando va dentro, non importa come, che sia cucchiaio o punta, palombella o fucilata, in un modo o nell’altro, basta che finisca alle spalle del portiere, nella sua porta, che lo costringa alle genuflessione e conseguente raccolta del pallone in fondo alla rete. Persino Heidegger in “Essere e tempo”, girava intorno alla questione, sapendo che non è facile per nulla la vita di uno che va dagli undici metri, in una partita decisiva per la stagione. Continua a leggere

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