Archivi tag: Borghezio

I pedadori dell’arca perduta

«È il destino dell’archeologo quello di vedere frustrati anni e anni di lavoro e ricerche», dice il professore Henry “Indiana” Jones Junior nel primo film della saga di Spielberg (un mondiale vinto nel 1974), preannunciando la fatica delle partite che lo aspettano, a lui come a Pirlo vengono affidate le ricerche che siano gol o arche, a quelli come loro si chiede alla Pizzul: «di soffrire per conto della squadra o del paese» e di «mettersi a disposizione del mister o del governo», e Pirlo come un ufficiale a Caporetto tiene la linea, difende il suo confine e contrattacca, violando, senza farsi prendere le fila degli avversari-nemici. Ma quello che sa, da archeologo del pallone, è che presto tutto questo non sarà possibile, non servirà più, perché stanno arrivando i Bale. Chi sono i Bale? Continua a leggere

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Here comes the pain

“Il Presidente del consiglio Silvio Berlusconi questa mattina, a Milano, è stato colpito da un attentatore, pare di origine algerina, identificato come Nim, non sappiamo ancora se questo è il suo nome vero o il suo nome in codice, le condizioni del premier sono apparse subito gravi. Raggiunto da due colpi: uno all’addome, l’altro al viso. È stato subito elitrasportato all’ospedale San Raffaele di Milano. Berlusconi si era fermato come di consueto a salutare la gente che lo acclamava numerosa, prima di intervenire in un convegno voluto da Don Verzé, sull’ urgenza di una nuova morale”. La voce di Ernesto Paolozzi, inviato del Tg1, era davvero percorsa da paura ed emozione, aveva assistito all’attentato, aveva visto tramortire l’algerino e soprattutto aveva visto cadere il Presidente, sanguinante e addormentato. “Se un uomo così perde coscienza, il paese è smarrito”, ecco questa era la frase da dire, al prossimo collegamento. Gli hanno chiesto di rimanere sul luogo dell’attentato con l’operatore, e lui ha dalla sua il tettuccio dell’auto schizzato di sangue, ma non sa se annunciare al direttore di avere quelle immagini, o tenerle per il dopo. Trema, Paolozzi, e anche l’operatore, Ernesto Rossi, bianco in viso, fuma voracemente. Lui, in un attimo di adrenalina, gli ha detto: “siamo nella storia”. Ma quello ha alzato le spalle. E allora Paolozzi si è messo a scrivere, non vuole perdere dettagli. Sa che lo shock cancella parti intere di ricordi, e allora scrive freneticamente, e poi salta in piedi, si aggiusta il nodo della cravatta e il bavero della giacca di lino, ogni volta che chiamano il collegamento da studio, praticamente ogni cinque – sette minuti. Continua a leggere

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