Archivi tag: boxe

The Bronx Bull

Si definiva «un brutto peccato mortale», dimostrando di avere oltre i pugni un talento come umorista. Jack LaMotta, che se ne va a novantasei anni. «La boxe la fai se hai fame», diceva, che poi è divenuto un assioma, insieme all’assicurazione elargita con faccia di conseguenza e whisky nella mano destra: «La boxe non è pulita». E in quello sporco ci metteva il sangue, la puzza del sudore e la corruzione, come il respiro della morte, che oggi è scomparso dal ring e pure dalle spalle dei pugili. Avrebbe fatto impazzire Jack London, per quanto era selvaggio e spietato. Continua a leggere

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Joe Frazier: my way

Joe Frazier quello che stese Muhammad Ali, seppure per una volta sola. I suoi incontri erano tempeste che si abbattevano sul ring, per chi le guardava da fuori: spettacolo, per chi ci stava sotto: calamità. Era così, aveva la brutalità della natura. Oro olimpico nel 1964 a Tokyo, per tre volte (1967, 1970 e 1971) pugile dell’anno secondo la rivista “Ring Magazine”. Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , ,

La terza ripresa è un destro in mezzo agli occhi

 Di Julio Verón, ormai, nessuno ricorda nulla, è una vecchia foto di un giornale ammuffito. Vero che lui non fece mai nulla per essere ricordato: non era di quelli che stavano in copertina, proprio no, e non aveva nulla di indimenticabile a meno che non ti avesse piantato un destro in mezzo agli occhi. Io ero tra quelli che avevano ricevuto il destro. Prima di quel pugno ero il campione del mondo dei pesi welter, e non sapevo che l’incontro con Verón sarebbe stato l’ultimo. Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , ,

Robson Conceição stanco di guerra

A Pechino e Londra era stato subito eliminato, e quella di Rio era l’occasione che stava aspettava fin da bambino. Robson Conceição avrebbe dovuto avere come esempi Ronaldo e Ronaldinho, correndo per le strade di Salvador de Bahia dietro un pallone. Invece, il suo esempio era lo zio Roberto – non proprio un santo – famoso per le risse di strada durante il Carnevale, anche prima e dopo. Affascinato dall’uomo, dai segni e dal sangue che si portava a casa, e poi dal racconto che alimentava quei segni e quel sangue, Robson si iscrisse a una palestra di boxe. Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , , ,

L’estate? E chi l’ha vista mai

Patrizio OlivaQuando gli chiedo dell’estate, Patrizio Oliva, fa un gesto eduardiano, prima mima il che vuoi – la mano chiusa a peperone e il braccio dondolato in modo interrogativo – e poi lo trasforma – in un attimo, portando la mano alla bocca – in quello della fame. Nell’unione dei due gesti ci sono la sua biografia e la sua Napoli. E con le mani – anzi con una mano – è diventato medaglia d’oro a Mosca nell’80 e poi campione del mondo dei superleggeri (1986) passando per il titolo italiano e quello europeo (welter e superleggeri). Quando la boxe aveva poche categorie e molti pugili; oggi ha molte, troppe, categorie e pochi pugili. Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,