Archivi tag: Brecht

Karl “old” August

Quando avevo 17 anni ho riscritto tutte le canzoni di “Jesus Christ Superstar”, poi ho riscritto l’“Amleto” di Shakespeare ambientatolo nella mia città, e capovolgendo l’assetto economico dei protagonisti, infine, dopo aver riscritto anche “Tamburi nella notte” di Brecht dando una luce diversa e infilandoci Basquiat, sono andato dai miei genitori ed ho chiesto: «Secondo voi sono pronto per il teatro, o è ancora presto?». Continua a leggere

Annunci
Contrassegnato da tag , , ,

Cala la tela su Superciuk

jUn comico spaventato rapinatore che aveva cominciato a otto anni con una tigre e finisce a 64 anni col concime, le mutande e una cesoia. Sembra Alan Ford è Renato Vallanzasca, che da rapinatore – chissà – voleva farsi fioraio. In mezzo: 40 anni di carcere e il desiderio di cancellare il “criminale italiano”, quello che era, per tutti. C’è riuscito declinandosi alla stessa maniera, con lo stesso verbo ma in modalità buffa. Vallanzasca riscrive se stesso rubando: due boxer, un paio di cesoie e del concime per piante. Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

when i’m on my own

Dalla Puerta del Sol a Wall Street c’è lo stesso parallelo, Madrid  e New York stanno sedute sul 40esimo, e si passano l’indignacion – da stomaco a bocca – che negli Usa diventa occupation (di Wall Street). Hanno cominciato i greci, in pochi ne hanno ascoltato le proteste, anche perché erano cicale, Strauss-Kahn ancora non imputato ma giudice e padrone, li aveva zittiti, consigliando di lavorare, anche se si moriva per strada. Poi, è partita la rivoluzione islamica: Tunisia, Egitto, Libia, Siria. Dopo, sono arrivati gli spagnoli, e lì c’era da ascoltare, anche perché avevano occupato una piazza in pianta stabile. Intanto, bruciava Londra, ma era una rivolta per le cose, durata poco, più saccheggio che ideologia. Infine, è arrivata l’America, con una protesta nella stanza dei bottoni, Wall Street, e lì non puoi far finta di nulla, devi farci i conti per forza, e andare indietro con un lungo flashback, sì, c’è Michael Moore alla cinepresa, e tanti attori intorno, ma il film riguarda noi, gente normale. E mentre già partono i paragoni col il movimento hippy, segniamo la differenza: loro lottavano per mantenersi vivi, dovevano scampare una guerra, e avere un futuro. I ragazzi di oggi, lottano per avere una vita, e un presente. Una coscienza diversa dagli hippy, che sperimentavano e potevano permetterselo, a New York c’è una maggiore consapevolezza, sanno cosa colpire, il male diffuso è l’economia che ha sostituito la politica  (in Vietnam ci dovevi andare per forza, in Iraq ci vai per pagarti l’università, il muto della casa). Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
Annunci