Archivi tag: Buenos Aires

Velasco: da minatore a filosofo del voley

La Plata, prima di Julio Velasco, era tutte strade in diagonale e pensieri per il calcio: Estudiantes e Gimnasia y Esgrima altro che Club Universitario. Dopo è divenuta la città dell’allenatore-filosofo-psicologo, che ha cambiato la pallavolo, anzi come dicono gli argentini il voley, una elle e due “occhi di tigre”, quelli che chiedeva ai suoi giocatori: mescolando Jorge Luis Borges e Rocky Balboa. Continua a leggere

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Gangs of Baires

Poi saranno anche romanzi e film, per raccontare tre settimane di febbre e centottanta minuti più eventuale recupero e possibili calci di rigore, con conseguente tragicità e trionfo. Perché Boca Juniors e River Plate non sono mai state solo delle squadre di calcio, ma la massima esplicitazione, su campi di pallone, dell’appartenenza. Nate entrambe da un sogno genovese, impastato a fame e bagnato nel porto di Buenos Aires, stesso quartiere, Boca. Continua a leggere

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Mi Buenos Aires querido

Tutta colpa di Edmondo De Amicis e del suo racconto “Dagli Appennini alle Ande”, dove c’era un ragazzo che aveva la mia età e il mio stesso nome e si imbarcava da Genova per Buenos Aires alla ricerca di sua madre. Sono cresciuto con De Amicis che, con i vaccini e la comunione, era tra le cose inevitabili – per fortuna –, anche se oggi fa pensare a Carlo Calenda e al suo aver recitato nello sceneggiato del nonno – Luigi Comencini – tratto dal libro “Cuore”. Continua a leggere

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Argentina ’78: il palo patriottico, Kempes e i desaparecidos

Prima di Mario Kempes fu il patriottismo di un palo a salvare gli argentini all’ultimo minuto dei tempi supplementari. Quel palo era lo spartiacque, non separava solo l’Olanda dalla vittoria, ma anche due mondi, la sera del 25 giugno del 1978 a Buenos Aires, stadio Monumental, finale della Coppa del Mondo. Oltre quel palo c’era una generazione torturata, sedata e buttata a mare dagli aeroplani; oltre quel palo c’era Jorge Videla e la sua “soluzione finale”; Continua a leggere

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Angelillo: principe de la pelota

Un pistolero della pampa, dove il saloon era l’area di rigore e il pallone la sua pistola – per questo non ha funzionato come allenatore –, che si muoveva avvolto dalla nostalgia, come la maglia della salute indossata nel passaggio sull’oceano: da Buenos Aires a Milano, dalla Boca al Meazza, niente più tango, piuttosto jazz: in campo e fuori. E fumo, almeno secondo Helenio Herrera, che lo vide stanco e preso da una ballerina: Ilya Lopez (Attilia Tironi), poi era amore, ma HH ossessionato dalla disciplina era in una modalità che non lo comprendeva. Continua a leggere

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