Archivi tag: Carlo Mazzacurati

La vera passione di Mazzacurati

sddefaultQuello che per anni la politica aveva cercato di separare, la letteratura e poi il cinema erano riusciti a tenere insieme. Registi come Carlo Mazzacurati, una volta spalancata la porta d’Europa all’Est, hanno dedicato la loro filmografia a un lavoro di intreccio, tra fabula e mondi, dell’incontro tra Occidente e tutto ciò che si era solo immaginato dietro la Cortina di Ferro. Comincia nel 1992, con “Un’altra vita”, per continuare con “Il toro”, “Vesna va veloce”, per poi arrivare a “La passione” e “La sedia della felicità”. Non fa differenza che la coprotagonista sia russa, ceca o slava, per i film di Mazzacurati è necessario che i due mondi, italiano e straniero, siano destinati a non comprendersi subito, ma a studiarsi e conoscersi, capendo che è impossibile isolare una parte dall’altra. Fino a uno slancio, quello che manca oggi. Continua a leggere

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Caro diario: l’estate in capitoli

downloadAndarsene in giro per Roma deserta in vespa, ecco l’estate di Nanni Moretti, potersela inventare prima che anche gli altri scoprissero il restare soli in città. Dove Vittorio Gassman / Bruno Cortona ne “Il Sorpasso” di Dino Risi voleva scappar via, correre lontano, trovare gli altri, il mare, l’avventura, lasciando la Capitale, Moretti sta, e riscopre, sta e ricorda, sta e cerca e scrive e scrivendo filma “Caro diario”. Continua a leggere

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L’ignoto Guttuso

Alla pasta e ceci al posto della “comare” del Banco dei pegni e alla valigia abbandonata con gli ottanta milioni del Totocalcio, toccherà aggiungere un bassorilievo di Renato Guttuso da ottocentomila euro svenduto a centoquaranta. A “I soliti ignoti”, all’“Audace colpo dei soliti ignoti” e a “I soliti ignoti vent’anni dopo” va aggiunto un nuovo colpo, quello de  “L’ignoto Guttuso”. Continua a leggere

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Quando le squadre le facevano i gesuiti e le aree di rigore le sgombravano i carabinieri

E uno come Zoff, dico della stessa misura umana, non solo capa­ce di armonizzarsi al gioco, ma proprio della stessa creta, era Luigi Meneghello che – saetando in rete il palón – molto prima di Matteo Darmian e Graziano Pellè o Vialli o Zola, dimostrò in Premier Lea­gue che un italiano poteva essere ripetutamente il migliore in campo. E sul campo aveva imparato l’inglese, prima di finire ad insegnar­lo, mischiandolo al tatticismo delle parole italiane. Cros, Ossei, Au, Tròine, Còrne, Gol. E sempre sul campo aveva imparato il rispetto per le regole e gli uomini, che lui si trascinò su su anche in monta­gna, quando il catenaccio era una esigenza e col contropiede non si vincevano i campionati ma le guerre. Il gioco del pallone era entrato nella sua vita prima delle lettere, e poteva, anche, parlare a lungo di motociclette come un meccanico cresciuto alla Guzzi; Continua a leggere

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