Archivi tag: Carlos Gardel

Soriano: una specie di Balzac argentino

Diceva di essere nato con un gatto in attesa sulla porta, il padre che fumava in cortile, e Borges e Bioy Casares a pochi isolati da lui impegnati a creare storie allucinate di don Isidro Parodi. Era il suo modo di riassumente Mar del Plata nel ‘43. Poi aveva vissuto giocando a calcio, fumando, fuggendo e tirando pietre nelle finestre dei potenti, come un bambino, senza mai perdere il sorriso. Fece il giornalista, fu costretto all’esilio dal potere di Videla, scrisse libri che lessero tutti – dai ragazzini di Buenos Aires a Fidel Castro, Gabriel Garcia Marquez e Salman Rushdie passando per Maradona –, Continua a leggere

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Maradona: il mito che non muore

Si potrebbe dire che non aveva niente e che arrivò ad avere ogni cosa: dando tutto a Napoli. Dove gli altri avevano preso, lui restituiva. Per questo il mito di Diego Armando Maradona non muore, anzi, rifiorisce ogni volta che ci rimette piede. In una città che fa il presepe e veste i santi, che crede ai miracoli e parla con i morti, dove il sangue si raggruma e si scioglie, dove le voci sono tante e gli appiccichi pure: Maradona è un punto fermo. Accettato dalla città come modello, inglobato, masticato e venerato. La sua immagine, appesantita e affannata, sta in una linea malinconica, tra Massimo Troisi e Pino Daniele, a fermare ad aeternum gli anni Ottanta. È tutto quello che resta a Napoli, non essendo ancora riuscita a scavalcare quella linea di nazione che aveva ancora gli ultimi scampoli di Eduardo, che vedeva Luciano De Crescenzo ironicamente spiegarla all’Italia, e Domenico Rea raccontarne il dolore e la vivacità. Continua a leggere

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Ruffiani

Ernest Hemingway ha scritto nel 1931, nei Consigli a mio figlio: «Non sposare mai le puttane | non pagare mai un ricattatore | non seguire mai la legge | non fidarti di un editore | o non coglierai mai la tua occasione». Sono così tanti gli scrittori beffati e offesi che sembra un miracolo vederli portati per mano dall’editore in quelle patetiche cerimonie che sono le presentazioni dei libri. Lì si può valutare la debolezza del poveretto: il suo ego si gonfia e le gote gli si colorano perché finalmente il paese conoscerà il suo capolavoro. La pedanteria è un peccato che l’editore non commette mai. Continua a leggere

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Higuain: da Nordahl alla Copa America

Supera Nordahl facendo Parola. Gonzalo Higuain stabilisce il nuovo record di gol segnati nel campionato italiano, superando i trentacinque di Gunnar Nordahl – calciatore svedese del Milan – che resisteva dal campionato 1949-50, siglando il sorpasso, la trentaseiesima rete, con una rovesciata alla Carlo Parola, sì, l’acrobata col pallone che campeggiava sugli album Panini. Continua a leggere

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Osvaldo Soriano, a sus plantas rendido un País

Cees Nooteboom in “Tumbas” dice che: «Le tombe sono ambigue: custodiscono qualcosa e non custodiscono niente». Ma trattandosi della tomba di uno scrittore, le cose son un po’ diverse tanto che gli scrittori continuano a parlare. Non avevo fatto un ragionamento simile nel 2004, quando a Buenos Aires andai a cercare la tomba di Osvaldo Soriano, che era morto nel 1997. E non sapevo di Nooteboom – anche perché lui non aveva ancora scritto quel libro – ma avevo letto Soriano che a Los Angeles  andò al cimitero di Forest Law a visitare la tomba di Stan Lauren – come aveva fatto nel suo romanzo “Triste, solitario y final” – lasciando una copia del suo libro. Poi voleva anche andare a La Jolla a visitare quella di Chandler, ma non ci riuscì. Nooteboom dice ancora che i morti sono fiumi che non temono di diventare mare. Disperdendosi, con le tombe che diventano i porti d’imbarco. A Buenos Aires ero arrivato perché Diego Armando Maradona rischiava proprio quell’imbarco. Mi dividevo tra la clinica svizo-argentina dove era ricoverato, le partite del Boca Juniors, la scoperta della città, e il tentativo di accorciare la distanza che mi separava da Osvaldo Soriano. Continua a leggere

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