Archivi tag: Carmelo Bene

Messi finalmente Messia

Da Messi a Messi-a con tre gol a Quito. Finalmente. Ecco smascherata la scappatoia, tra l’altro indicata dai grandi vecchi Ricardo Bochini e César Luis Menotti: affidarsi a Messi, lasciandolo libero di fare quello che vuole, come se fosse un cavallo da traino, un cane da slitta, anzi, un capo, un vero capo, dopo tanti tentativi: partite a vuoto, incomprensioni, gol mancanti, dribbling a vuoto, dimissioni, e poi il ritorno. Continua a leggere

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Un calciatore meridiano, tracollante, eternamente sul punto di cadere

Fai finta di andare, non vai, poi vai: è il dribbling spiegato da Jorge Valdano e applicato da Antonio Cassano. Il picaro del nostro pallone. Sempre pronto a scrivere e riscriversi la biografia calcistica, fino al punto d’invocare un “purtateme ‘a casa mia”, alla Pino Daniele, nel bel mezzo di un ritiro, quello dell’Hellas Verona a Mezzano di Primiero. Continua a leggere

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Il ritorno di Tony Credici

Beppe Gronchi aveva bisogno che la storia della scimmia Rihanna stupisse davvero. Ci voleva un regista capace di girare un film senza senso su Roma, e mentre creava le aspettative sul girato, impazziva a farsi venire un nome. Aveva provato a rimontare i vecchi film di Mario Schifano ma forse Bonito Oliva poteva ancora accorgersi del trucco, e non gli andava che la beffa finisse come una inchiesta su Cristo; aveva provato a mescolare Andy Warhol con Nanni Moretti, ma il risultato era un Muccino sensato; aveva cercato nei libri di Tiziano Sclavi una idea valida per continuare a stupire, ma niet. E quando disperato, sembrava pronto a mettere in rete quel poco che la scimmia era riuscita a girare: i tetti sghembi della Palmiro Togliatti – un prologo buono per Blob – da una bancarella gli era apparso Tony Credici, chi cazzo se lo ricordava più. Ma soprattutto era vivo? Continua a leggere

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Paulo Roberto Falcão

Il giocatore senza palla, per me, equivale al giocatore senza mondo. È colui che eccede il campione. Falcão per esempio. Continua a leggere

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L’importanza di saper cantare

Che poi tanta vergogna per il fatto che il Presidente del Consiglio cantasse e suonasse, quando il più grande poeta del novecento, Ezra Pound, era anche l’unica vera voce musicale che l’Italia abbia avuto. Poi ci proveranno Carmelo Bene e Franco Franchi, dietro di loro Domenico Modugno e Lucio Battisti, tutti attaccanti solitari, col vizio di fare le foche una volta ricevuto il pallone. Belli da vedere, ma completamente privi del pragmatismo rossiano, nel senso di Paolo Rossi, che non suonava e non cantava, ma che segnò quando serviva. Tutto questo per dire che calcio e politica non sanno che farsene dell’estenuante bellezza di un canto, se non come sottofondo da curva mentre si prova a segnare o a farsi votare.

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