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Ghiggia, l’assassino dei giorni di festa

Più che un’ala destra, dribblomaniaca, era una lama, fin dal nome appuntito che suonava come derivato di scheggia e che pugnalò il Brasile a casa sua nel 1950. Per tutta la vita – come José Arcadio Buendía con Prudencio Aguilar in “Cent’anni di solitudine” – si è portato dietro quell’omicidio, triplice: la nazionale brasiliana, il suo stadio – il Maracanà – e il portiere di quella squadra: Moacir Barbosa. Alcides Edgardo Ghiggia legò il suo nome a un solo mondiale, quello del 1950, gli annodò la vita, e per questo l’ha sciolta nello stesso giorno – il 16 luglio – che lo vide trionfante a Rio de Janeiro, con la sua nazionale, l’Uruguay, sessantacinque anni dopo. In quel campionato del mondo segnò ad ogni partita, e in finale si fece, con Schiaffino, palindromo: Continua a leggere

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