Archivi tag: Chávez

Fidel y Diego

Una fortuna per entrambi: due icone, due entità quasi sovrannaturali, due uomini estremi che si riconoscevano e usavano, salvandosi. Insieme si rimettevano a cercare la gratitudine pubblica con un azzardo sentimentale da padre e figlio. Diego Maradona nel 2000 era sfinito dalla droga, aveva chiuso col calcio, bordeggiato la morte e visto el barba; Fidel Castro aveva bisogno di un testimonial per la sua rivoluzione sempre più stanca; unirono necessità, desideri e orizzonti: ne venne fuori un romanzo pop. Continua a leggere

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Salviamo Maradona

mBisogna salvare Diego Maradona da Gianni Minà, da anni gli fa le stesse domande e lui fornisce le stesse risposte, sembra di vedere un vecchio spettacolo di cui sai già tutto, conosci i tempi e le battute e non ti stupisci più, anzi ti viene tenerezza a pensarli ripetere il copione. Perché sono invecchiati, perché tu conosci già dove cadranno e quando il campione piangerà, dove ci sarà l’applauso e quando partiranno le immagini di repertorio. Continua a leggere

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René Higuita, specialista in colpi di scena

higuitaNon era un portiere, ma qualcosa del genere: piuttosto un circo, sì, proprio un circo, un intero circo con tutta la generosità, lo stupore e anche l’egoismo che potete immaginare e avrete conosciuto. Direttore, acrobata, clown, domatore. Era disposto a perdere la faccia per strappare il sorriso a un bambino e lo sguardo a una donna, e a giocarsi tutto con i compagni, contro la posta in palio, fino al punto di ignorare l’importanza delle partite, e no non ne voleva sapere di parare con le mani, come fanno tutti, e nemmeno di stare al suo posto. Per lui normale era una modalità di lavaggio che apparteneva a una lavatrice, un comando, mica un modo di stare in campo. Rispetto ad altri due portieri: il brasiliano Rogerio Ceni e il paraguaiano Josè Luis Chilavert, è terzo per i gol segnati ma primo in assoluto per i colpi esibiti. Continua a leggere

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Le mille morti di Fidel

Farci credere che sia morto, è questo il capolavoro di Fidel Castro. Come per Keyser Söze, de I soliti sospetti: «La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste» Castro, è morto più volte di un attore di Hollywood, a cinema. Per poi tornare, e dirsi vincitore, di una gara che non c’era. Fidel Castro è morto mille volte, e mille risorto. Tanto che Eduardo Galeano su queste morti ci scherzava, facendone il refrain della sua storia del calcio. Il mondo si muoveva per le morti di Fidel, ogni quattro anni. In realtà ne ha seppelliti molti, di presidenti americani che lo avevano avversato e segretamente cercato di uccidere, di scrittori amici e poi nemici, di nemici e basta e soprattutto di compagni di strada eloquenti, con colpe grandi e piccole, e quando non c’erano (le colpe) ci pensava la stampa a sceneggiarle. La sua ombra si allunga sull’isola, come la sua barba e il tempo risparmiato a non rasarsi e dedicato alla rivoluzione, come disse ad Oliver Stone. I suoi anni sono lunghissimi e lenti, scanditi dalle sue morti. Presunte, inventate, volute, sempre superate, come le malattie e le assenza forzate, mascherate da impegni per il popolo, mai per sé. Persino quando morirà, sarà per gli altri, per il bene di Cuba. Castro ormai è un cartone della sua figura, il protagonista di una telenovela: infinita, con sempre lo stesso colpo di scena: la sua morte. Ogni puntata comincia con la sua morte, e finisce con la sua ricomparsa- è un gioco delle parti, che però avverrà per un numero limitato di volte (forse). Continua a leggere

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