Archivi tag: Cruyff

Santiago, Alfredo e le altre stelle del Real Madrid

Il Real Madrid è un incrocio tra la NASA e la Coca-Cola, perché capace di contenere il cinema e il circo, il sogno e la frontiera, piaccia o meno, è nella vita e soprattutto nell’immaginazione di tutti. E se guardando negli spot della Coca-Cola si capisce dove è andato e dove andrà il mondo (si veda l’ultimo al Super Bowl), o guardando ai progetti della NASA intorno a cosa gireranno i sogni, spulciando le formazioni del Real, e quello che han portato a casa, si può dedurre che calcio faceva quell’anno, e capendo qual è il prossimo obiettivo-frontiera – dopo aver raggiunto la Décima – cosa inseguire. Continua a leggere

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Hamsik: trascinatore gentile

C’è stato un Hamsik per ogni napoletano, per alcuni è stato specchio, per altri proiezione; per alcuni è stato simbolo, per altri capro espiatorio; ma ora tutto coincide e il capitano mette d’accordo tre generazioni di tifosi, incarnando quello che rende sopportabile la vita nelle sue curve di sofferenza. Marek Hamsik è in assoluto il simbolo del Napoli di De Laurentiis da dieci anni, è passato tra tempeste e lacrime, vittorie e sconfitte, sostituzioni ed esaltazioni, rimanendo sempre se stesso, un uomo pacificato prima ancora che un calciatore calmo, perché cosciente del proprio talento e del proprio percorso. Ha fatto di Napoli e del Napoli il suo posto applicando forse inconsciamente il teorema Madre Teresa di Calcutta: «c’è sempre un posto dove puoi essere straordinario, devi solo lasciare che quel posto ti trovi». Continua a leggere

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Ciotti e la precisione leopardiana

Sandro Ciotti ha disegnato partite nei nostri pensieri, ancora oggi, a noi cresciuti con la sua voce, ci capita di sentirlo gracchiare su Cruyff, o strologare sul festival di Sanremo, con le sue angolatissime camicie. Era elegante senza prevaricare, ironico senza boria, aveva giocato a calcio – e bene – e quindi dosava gli aggettivi nei giudizi degli altri calciatori, oggi tutti hanno un “pippa” per l’attaccante che sbaglia, Ciotti non l’ha mai usata una parola così, né gli ho mai sentito usare altre parole con disprezzo. Quando morì Gaetano Scirea, e lui, in diretta alla “Domenica Sportiva”, diede la notizia e fu costretto a fare un ritratto veloce del campione, usò il verbo illustrare: «Scirea si è illustrato da solo su tanti campi del mondo». Ciotti – narratore orale – aveva una naturale elaborazione e restituzione della realtà che sembrava uscirgli in endecasillabi, Continua a leggere

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Ventura tra De André, Nietzsche e Calà

In un percorso da scavo archeologico, l’Italia ha scelto prima l’erede e poi il patriarca, prima il ragazzo che aveva capitalizzato e poi il vecchio che invece ancora sperpera. Dalla seriosità di Antonio Conte si passa alla libidine di Giampiero Ventura: «Sono stato il primo a giocare con il 4-2-4, a Pisa e Conte è stato onesto ad ammettere che si era ispirato a me». Continua a leggere

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Da Campeonato Sudamericano de Football a Copa America

In un secolo è cambiata la cadenza e le modalità, le regole e le squadre, ma è rimasto intatto lo spirito da torneo piratesco, dove il Paraguay può affrontare alla pari il Brasile e batterlo. Perché in Copa America succede di tutto. E, volendo racchiudere i suoi cento anni in un tweet, parafrasando Gary Lineker – l’attaccante inglese da citare sempre per i mondiali – possiamo dire: è il più vecchio torneo del mondo, dove può succede di tutto e alla fine vince l’Uruguay. Prima di Jules Rimet, un giornalista uruguayano Héctor Rivadavia Gómez, un po’ per sogno un po’ per gioco diede inizio a un torneo tra nazioni sudamericane che non era ancora la Copa ma lo sarebbe diventata (la prima edizione quella del 1916 si giocò senza trofeo, in Argentina e vinse l’Uruguay), fino agli anni 70 si chiamerà: Campeonato Sudamericano de Football. Continua a leggere

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