Archivi tag: Dante Alighieri

San Gennaro e il grande freddo

Domenico Rea diceva che il popolo napoletano era stato così dentro la storia e così maltrattato, deriso e beffato, che ha finito per uscire dal tempo, creando una città-nazione eterna, dove la legge va da San Gennaro alla cabala. Appoggiava questa visione a Kierkegaard che descriveva l’uomo religioso come estraneo nel mondo e nel tempo, e poi ci metteva Dante come pietra definitiva: «Fede è sustanza di cose sperate e argomento de le non parventi, e questa pare a me sua quiditate». Continua a leggere

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Gigi Proietti in ventuno punti

1) Mandrake vince pure quanno perde, figuriamoci oggi.
2) Ar core je dovevi da dì: nun me rompe er ca’.
3) Il no più bello della storia repubblicana.
4) I peccati di pattume nun erano niente rispetto a quelli de la Raggi.
5) Imitavi i tre più grandi: Gassman, Bene e Eduardo, mejo de’na tris de Gabriella.
6) Perché il teatro è come un Lego: devi da smontallo e rimontallo, ridendo, e il pubblico con te.

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De Luca: iperbole a catena

Che cosa ne sarebbe stato di Vincenzo De Luca senza la pandemia? Avrebbe dovuto lottare, e molto, per convincere il Pd a ricandidarlo, il Movimento Cinque Stelle non lo avrebbe appoggiato e si sarebbe aperta una sperimentazione politica, invece, con la pandemia il governatore della Campania si è ritrovato con un potere enorme – essendo stato anche commissario della Sanità: quindi controllore e controllato – e con il silenzio totale dell’opposizione in consiglio regionale e anche fuori: dove il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha scelto di insorgere per le pastiere, e poi timidamente per le librerie, insomma, poca cosa per uno che diceva di puntare ad essere l’avversario di De Luca. Continua a leggere

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Il costume di Lincoln

George Saunders fa “Mortacci” di Sergio Citti, e Jonathan Franzen impazzisce. Tutti sorpresi che ci siano possibilità nell’aldilà come se Dante fosse un funzionario di partito, e giù lodi sperticate. Saunders è bravo, ma ci va giù a lungo in “Lincoln nel Bardo” (Feltrinelli), alla fine tutta la poesia Edgar Lee Masters e Walt Whitman masticata, digerita e resa in telegrammi di pensieri: diventa farsa; le trovate extra vita finiscono per annoiare; e persino la storia centrale, quella del piccolo Willie figlio del presidente degli Stati Uniti: Abraham Lincoln – impossibile non figurarselo come il Daniel Day-Lewis del film di Spielberg – che viene strappato dal padre per l’ultima volta dalla bara ma non dalla morte, affoga nel girone di parole di morti che gli ronzano intorno, dopo la naturale commozione che si tira dietro. Continua a leggere

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Lo-Titus

Italy Training Session & Press ConferencePuliva e vigilava, poi ha deciso di spalmare e infine di comandarla. E ci è riuscito. Citandosi addosso. Claudio Lotito dalle imprese di pulizie a quelle di vigilanza prima di saltare sulla Lazio e infine di assaltare il calcio italiano, facendo versioni di greco e latino e trasformando le interviste post-partita in un eterno esame di maturità. Continua a leggere

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