Archivi tag: David Foster Wallace

Sergio Claudio Perroni: l’arte della sottrazione

Era un uomo duro, che poi si scioglieva, scrivendo, raccontando. Mi fu presentato da Amleto De Silva, a Salerno, una sera di qualche anno fa, non mi ricordo che libro presentasse, e non voglio guardare né contare i giorni, perché mi ricordo che ci sfidammo a comporre una antologia dei salvabili dallo schifo che sono i cataloghi delle case editrici oggi, cominciammo a cena e continuammo durante la presentazione, con lui che si alzava e veniva a dirmi i suoi, e viceversa. L’ultimo, che scelsi io, e che lui doveva approvare, era quello l’accordo – non bastava proporre dovevamo convenire insieme – fu Guido Morselli Continua a leggere

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John S. McCain III visto da David Foster Wallace

Nell’ottobre del ’67 anche McCain era un giovane elettore, e stava compiendo la sua ventiseiesima missione di combattimento in Vietnam quando il suo aereo A-4 Skyhawk fu abbattuto sopra Hanoi, e lui dovette usare il sistema di espulsione. Il che in pratica consiste nell’innescare una carica esplosiva che spara il sedile fuori dall’aereo, e l’espulsione gli spezzò entrambe le braccia e una gamba, e gli provocò una commozione cerebrale, e McCain cominciò a precipitare dal cielo di Hanoi. Cercate di immaginare per un secondo quanto male può fare una cosa del genere, e quanta paura, avete tre arti spezzati e state cadendo sulla capitale nemica che avete appena tentato di bombardare. Continua a leggere

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Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi

Si addormentava contando i propri difetti, scriveva poesie sui topi: vincendo il concorso della biblioteca cittadina a Urbana nell’Illinois, vedeva un mucchio di tv e tormentava la sorella Amy, sarebbe diventato la luce che elencava all’America i componenti del suo tempo. David Foster Wallace lo scrittore che più di ogni altro – negli ultimi anni – ha segnato la letteratura. Può piacere o meno, può risultare complesso e persino noioso, ma non si può ignorarlo, perché “Infinite Jest” ha la stessa importanza dell’Ulisse di Joyce e la stessa portata de “Le perizie” di William Gaddis. Chi non l’ha ancora letto ci passi l’estate (sono mille e fischia pagine, alcune talmente belle da dover essere rilette più volte, e se finite in fretta c’è il resto), chi lo ha già letto o vuole prima capire chi sia stato Wallace (si è tolto la vita nel 2008) può leggere la sua biografia scritta da D. T. Max “Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi” (Einaudi Stile Libero pp.505 euro 19,50). Continua a leggere

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Federer-Nadal: tennis remake

Se è vero che il servizio è una finestra sull’ignoto, come diceva Lars Gustafsson, è anche vero che l’ignoto del tennis di oggi gioca con il suo passato. Ogni battuta, scambio,  degli Open d’Australia sembra un lob temporale che riavvolge il nastro di finali già viste. Tornano i grandi, in un presente che sembra un déjà-vu. Non ci sono novità, ma solo certezze, quelle che sembravano essere passate, affidate agli albi e ai ricordi, che erano pronte a salire in tribuna, e invece rieccole: Roger Federer che riaffronta Rafael Nadal, e le Williams – Serena e Venus – che si ritrovano allo specchio con una rete di mezzo. Continua a leggere

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Muhammad Ali: Me, We

Nato Cassius Clay, morto Muhammad Ali, nel salto c’è la vita dispari di un uomo che cambiò nome come i papi e cambiò il mondo come pochi. Perché era un re, un Riccardo che faticò a riprendersi il suo regno, un personaggio figlio di Shakespeare che però aveva la lingua da rapper. Un ragazzo nero con la bocca larga per sparare parole e opinioni che hanno demolito pregiudizi e ingiustizie prima ancora che avversari sul ring. Muore non il più bravo pugile del novecento ma quello più in gamba, quello che ha nel pugno non dato la sua grandezza, che tutti conoscevano e amavano, un po’ poeta, filosofo prima che guerriero, uno che aveva capito che lo sport era un valore non solo un modo per farci i soldi. Continua a leggere

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