Archivi tag: David Foster Wallace

Leone: C’era una volta e niente sarà come prima

Senza nome«C’era una volta in America c’est moi», la formula pronunciata da Gustave Flaubert per “Madame Bovary”, fu usata da Sergio Leone per il suo film Odissea, pieno di riferimenti alla letteratura francese, da Guy de Maupassant a Marcel Proust, parafrasato da Enrico Medioli – uno degli sceneggiatori – in una delle battute cult del film: «Sono andato a letto presto», risposta alla domanda divenuta titolo del libro di Piero Negri Scaglione “Che hai fatto in tutti questi anni” (Einaudi), che Fat Moe rivolge a Noodles. Continua a leggere

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Odi d’estate

Senza nome

Anni fa sotto gli ombrelloni c’era il sudoku, adesso in poltrona c’ è il taekwondo. L’estate pretende esotismo.

Cantagiro, Miss Italia, Festivalbar, Italicus, Ustica, Bologna: l’Italia ha avuto sempre i suoi tormentoni.

Lo stato di sofferenza della democrazia in Italia era già tutta nella foto di Aldo Moro al mare in giacca.

Tempeste a nord e afa al sud. Laddove hanno fallito il federalismo fiscale e la Lega, ha trionfato il cambiamento climatico.

Prima si smaniava per il pass nelle aree vip delle discoteche, adesso si bestemmia contro il green pass. Invecchiare è anche questo. Cacciari, Agamben sto a gioca’.

Jovanotti canta e balla, Morandi si sente giovane, sono sempre io a non stare bene.

Ma il radar dei pipistrelli perché non l’hanno mai utilizzato a Marsala nel 1980?

Guardando Orietta Berti, Achille Lauro e Fedez viene da domandarsi con vergogna: che razza di Techetechete’ stiamo lasciando ai nostri figli.

Ebola, quello sì che era un grande palinsesto estivo.

Una volta ci facevano vedere i Tognazzi, Vianello, Totò, ora i film estivi sono solo quelli con la regia di Castellitto tratti dai libri della moglie.

Quelli che la barca te la regala un ricco così tu puoi dire che sei un rivoluzionario a rimorchio, oh yeah.

Pasolini contava a estati, Benvenuti diceva che erano venti quelle che contavano e io continuo sempre a non sentirmi bene.

I gialli di Ferragosto, che son differenti da quelli di Pasquetta o di Natale. Dal calendario gregoriano ai giorni contati a ritmo della religione dei commissari.

Dalle feste del vino con degustazione al pasteggio critico con incroci tra Pfizer e Astrazeneca.

Il covid, quando una leggera febbre da scusa stiracchiata per non andare alle feste diventa preghiera collettiva per il tuo confino.

Non c’è più nessuna diva da desiderare, al massimo un profilo instagram da visitare.

“La corsa più pazza del mondo” i governatori del sud Italia che sfrecciano sulla Salerno Reggio Calabria, con Vincenzo De Luca che interpreta Dick Dastardly.

Quelli della solitudine della montagna che schifano quelli del mare a prendere il sole, che a loro volta si dividono in tre: quelli basta che c’è l’acqua, quelli con lo yacht, quelli da isola. Oh yeah.

L’estate deve essere una fuga, se diventa fermo di polizia, allora era meglio l’inverno.

Immaginare la Spagna come un’immensa serra di cantanti estivi, dove prima c’erano le corride ora ci sono i videoclip in shorts e bandane.

Prima avevamo una scelta rassicurante di gelati, poi arrivò il gusto puffo. E il Cornetto Algida come il Pci sentì il bisogno di cedere ai variegati al cioccolato e liberismo.

[foto Paolo Di Paolo]
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L’ultima cena del principe della zolla

Le ultime parole scritte da Giovanni Luigi Brera, nato l’8 settembre 1919 a San Zenone Po, furono per Ambrogio Luigi Pelagalli da Pieve Porto Morone. Era la sera del 19 dicembre del 1992 e al ristorante il Sole, a Maleo, si erano visti, Brera c’era andato a mangiare il ragò d’oca, con convocazione del Pelagalli a metà cena e dopo la chiacchierata si era scritto sul taccuino che avrebbe dovuto parlare dell’ex calciatore del Milan di Rocco a Braida e Galliani. Come accaduto al tennista Michael Joyce con David Foster Wallace erano annodati per sempre da uno scritto. Continua a leggere

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Sergio Claudio Perroni: l’arte della sottrazione

Era un uomo duro, che poi si scioglieva, scrivendo, raccontando. Mi fu presentato da Amleto De Silva, a Salerno, una sera di qualche anno fa, non mi ricordo che libro presentasse, e non voglio guardare né contare i giorni, perché mi ricordo che ci sfidammo a comporre una antologia dei salvabili dallo schifo che sono i cataloghi delle case editrici oggi, cominciammo a cena e continuammo durante la presentazione, con lui che si alzava e veniva a dirmi i suoi, e viceversa. L’ultimo, che scelsi io, e che lui doveva approvare, era quello l’accordo – non bastava proporre dovevamo convenire insieme – fu Guido Morselli Continua a leggere

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John S. McCain III visto da David Foster Wallace

Nell’ottobre del ’67 anche McCain era un giovane elettore, e stava compiendo la sua ventiseiesima missione di combattimento in Vietnam quando il suo aereo A-4 Skyhawk fu abbattuto sopra Hanoi, e lui dovette usare il sistema di espulsione. Il che in pratica consiste nell’innescare una carica esplosiva che spara il sedile fuori dall’aereo, e l’espulsione gli spezzò entrambe le braccia e una gamba, e gli provocò una commozione cerebrale, e McCain cominciò a precipitare dal cielo di Hanoi. Cercate di immaginare per un secondo quanto male può fare una cosa del genere, e quanta paura, avete tre arti spezzati e state cadendo sulla capitale nemica che avete appena tentato di bombardare. Continua a leggere

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