Archivi tag: Diego Maradona

Minà: vita, avventure, incontri e ricordi

Gianni Minà è la scatola nera di un mondo felice che non c’è più: tutto quello che abbiamo amato, che lui ha cercato, raccontato e connesso con l’Italia. Per questo ora soffre a ricordare, soffre a darci il backstage di quegli anni, e lo fa con delle cartoline da quel tempo, piccoli frammenti di una enorme grandezza. Dentro queste cartoline che sono i capitoli del suo nuovo libro, “Storia di un boxeur latino” (minimum fax), ci siamo noi, dispersi tra le righe, a ricordarci di quando Minà portava in tivù scrittori, attori, registi, musicisti, chiunque avesse qualcosa di davvero interessante da dire e lo dicesse bene; erano un altro mondo e un’altra Italia, quella di oggi soffre a connettersi, è pigra e poco interessata agli altri, e i Minà vengono stroncati sul nascere. Continua a leggere

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Argentina: equazione senza risultato

Senza piedi né testa: un corpo slacciato, e perduto nel labirinto dei tatuaggi tribali del suo allenatore. Ecco l’Argentina, brutta e sporca e per niente cattiva. Distratta, molle, e sul punto di crollare. L’espressione di un’equazione senza risultato, come cantava Francesco Guccini. La situazione della Selecciòn è così assurda e ingarbugliata che nemmeno Albert Einstein ne verrebbe a capo, così surreale da sembrare un racconto di Roberto Fontanarrosa: Continua a leggere

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Estadio Azteca: tra rabdomanzia deambulatoria di Maradona e correnti azzurro tenebra

Dove in principio ci furono la partita e il gol del secolo, una frustata di un terremoto ha aperto una grande crepa. Così l’Estadio Azteca, cattedrale del calcio, dei sogni e delle emozioni, mostra, come un ramo secco, la debolezza del Messico e della Terra. La faccia triste dell’America, il tempo straccia anche lo stadio, dove si costruirono momenti indimenticabili per buona parte dell’umanità – a prescindere dai confini nazionali –; e dove ora c’è una linea di demarcazione: che segna il prima e il dopo, la felicità e il dolore. Continua a leggere

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Giordano: l’Indio di Trastevere

L’Indio di Trastevere – come lo chiama Fernando Acitelli in una poesia ritratto – aveva l’estro dei bassifondi, per questo si legò a Maradona senza bisogno di molte partite, era la puzza della strada che li annodava nelle aree di rigore. Dietro si portavano le risse e il sudore delle corse dietro a un pallone, le giornate a conquistare spazi minimi per un calcio prima sognato e poi giocato. Vedendo correre Bruno Giordano, che a parti invertite e con meno libri rappresentò l’altro eretico che da Roma scese a Napoli non per farsi processare ma per diventare viceré della città, si intuiva la sua carica testosteroidea e la sua voglia di salire in cima. Si portava dietro gli oratori e le vesti svolazzanti delle suore che gli urlavano alle spalle, le borgate passate di mano da Pierpaolo Pasolini a Claudio Caligari con l’eroina che marcava meglio dei difensori sui campi, Continua a leggere

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Bagni: ombra maradoniana

L’anima di riserva, quella che mancava. Un collettore tra viscere napoletane e campo. L’esuberanza del vicolo pur venendo da lontano. L’uomo in più, in aggiunta a Maradona, il carattere della squadra, che da rissoso diventa saggio, e memore d’un passato da ala destra è capace anche di numeri che in quegli anni uno nel suo ruolo non faceva: alternava le rovesciate a vigorosi tackle, i dribbling a recuperi da marine. Salvatore Bagni era il calciatore sempre pronto a fare il suo dovere. Un Passarella senza epica da caudillo, con le piadine della riviera romagnola a stemperarne la furia, e l’Inter lasciata senza rimpianti. Quattro gli allenatori che fino all’anno dello scudetto lo avevano segnato: Ilario Castagner che al Perugia lo fa diventare calciatore dall’Interregionale, Continua a leggere

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