Archivi tag: Dino Risi

Fognini: l’ultimo tra i dissipatori indolenti

Caratteristiche degli italiani nella versione “geni chiusi nella lampada” che lasciano uscire solo sporadici e improvvisi segnali di fumo: accentuato narcisismo fino alla creazione di giornate no; vette di isterismo capaci di demolire anche il più innamorato degli ammiratori; tecniche varie di dissipazione con grande autorità nel calarsi in pozzi di sconfitte e angoli morti; una idea lunare del proprio sport o arte; e l’indolenza come categoria sovrana; a margine per le interviste singole o collettive l’ammissione di debolezze varie, vizi privati che non diventano pubbliche virtù, scorci di conflitti familiari veri o presunti, un possibile orizzonte meraviglioso lasciato agli altri per eccesso di egoismo verso se stessi, intorno: sudore, speranze – deluse in larga parte –,capacità eccelse e partite persino memorabili, in fondo in fondo a fare due conti: qualche vittoria, significativa, se capita. Continua a leggere

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Taibo II: la redenzione comincia a Napoli

Napoli come città del perdono, che tutto assolve anche il più infame dei peccati. Per questo, Paco Ignacio Taibo II in “Redenzione” (La Nuova Frontiera), la allaccia al Messico, giocando col tempo, la storia e la geografia. È la menzogna che fa vivere i romanzi, quella che diventa credibile agli occhi del lettore, e Taibo lo sa, in lui vive il rimbombo di un continente, quello di lingua spagnola: slabbrato, scalcagnato ma sempre vivo; Continua a leggere

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Non c’è che una stagione: l’estate

Quando dice: «io provo a fare commedie», abbassa la voce, ed è lì che viene fuori l’Enrico Vanzina che non insegue suo padre Steno ma prova a continuare la sua lezione, con amore, senza gara, anche dopo aver sceneggiato più di cento film. È bravissimo nel raccontare le storie della sua vita, nell’evocare i ricordi, cambiando voci e lingue, recitando gli incontri, mimando le facce e la gestualità delle persone conosciute, alternando leggerezza e malinconia, dettagli e campi larghi, è il cinema che si fa a parole, quello che precede la scrittura e poi il girato: che spetta all’altro pezzo della coppia, il fratello Carlo. Insieme possono dire di aver vissuto e di averlo saputo raccontare. A loro si deve il film che dopo “Il sorpasso” di Dino Risi è riuscito a catturare il sentimento dell’estate: “Sapore di mare”. «Noi volevamo proprio evocare “Il Sorpasso”, che rimane il film più bello del cinema italiano: un viaggio, una auto, due amici, ferragosto e il senso della vita. Abbiam cercato anche Catherine Spaak ma non poteva. E, poi, proprio quelli che i produttori non volevano, sono stati gli attori che più hanno beneficiato di quel film». Continua a leggere

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Odio L’estate

La capacità di non prendersi mai sul serio e lo sguardo a cercare la parte comica delle cose per raccontarle. Amleto De Silva, scrittore-disegnatore-criticodicostume ricorda il disincanto di Bennie Salazar l’ex musicista punk tra i protagonisti de “Il tempo è un bastardo” del Pulitzer Jennifer Egan. Continua a leggere

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Permettete? Ettore Scola

Ha pedinato l’uomo, Ettore Scola. Imparando la lezione che veniva da Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, su quella c’ha messo il suo occhio da disegnatore satirico passato per le mani di Marcello Marchesi e prima per il giudizio di Maccari al Marc’Aurelio. Ha fatto un cinema del dubbio, mischiando la tragedia al riso, sempre. Combinava buffo e fantasioso, alto e basso, riproponendo la realtà italiana: dal fascismo agli anni novanta. Continua a leggere

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