Archivi tag: dolore

La borraccia di Parise e le valigie di Repubblica

Ma dopo che Repubblica ci ha fatto vedere le foto delle valigie di quelli che stavano lasciando l’hotel di Rigopiano, dopo che ci ha fatto sentire la prima chiamata di aiuto, dopo averci fatto vedere il penultimo morto e l’ultimo estratto, che cosa rimane? Forse, attraverso questa somma di inutili dettagli, vuole dirci che non ha uno capace di scrivere un pezzo indimenticabile; per dire, io, di tutto il Vietnam mi ricordo una borraccia bucata da un proiettile: ed era un pezzo di Goffredo Parise.

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una storia di luce e buio

Una luce dietro una finestra è sempre una storia da raccontare, a guardarla dalla strada, che sia piccola o banale, terrificante o a lieto fine, la voglia ti viene. Sei lì aspetti un bus che non passa e intanto fissi la luce, dall’altra parte del marciapiede, vedi un’ombra passare, poi un’altra, sono un uomo e una donna, non hai altri elementi. Al massimo puoi sperare che si tengano più vicino possibile alla finestra, per regalarti un dettaglio. Ti trovi a ripetere, come un vecchio davanti alla tv: Tieniti più a destra, cazzo, no dai, ripassa, ripassa ancora. E, sentirti soddisfatto se l’ombra sembra averti ascoltato, si muove come chiedi, a occhio. Puoi fantasticare su quello che si dicono, immaginare una lite che non c’è, o esasperare una discussione banale. Adesso invece pare di no, c’è qualcosa di diverso in vista, la donna avanza con qualcosa in mano che però non si distingue, si rende necessario uno sforzo, ti sposti di poco, provi a cambiare angolazione, ma finisci solo per scorgere il deleterio effetto della pioggia su certe facciate. Continua a leggere

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Toccare il vetro

Sistema tenda o della provvisorietà: disporsi in fila e attendere destino migliore. Prima o poi capita a tutti, abbandonare una zona, situarsi in una di mezzo: in attesa di una nuova, eventuale, altra, zona, migliore. Per rincuorarsi, i più deboli possono ripetersi: «sempre meglio del sottosuolo», «l’aria muore altrove» e «nessuna architrave resiste per sempre». Certo bisogna anche sopportare una sequenza di giorni senza differenze, una prolungata frazione di tempo prima di alterazioni significative. Continua a leggere

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Così va la vita

Il dispositivo per catturare, isolare e conservare il dolore, che il professor Ben Marcus, ha brevettato, è un sistema semplice: un aspiratore, un otturatore e un filtro. Direte: è come un aspirapolvere, sì, in effetti è così. Solo che con la polvere funziona diversamente, i pavimenti non rimangono strigliati, scossi, dopo il passaggio, gli uomini e le donne sì. Il dispositivo, che per semplificare chiameremo aspiradolore, ha una sacca che può contenere sofferenza fino a una stagione intera (quindi conviene accumularne e poi affidarsi alla macchina). Per i sofferenti, a causa della loro incapacità di vedere la realtà, è sconsigliato sottoporsi all’aspirazione, per tutti gli altri non ci sono controindicazioni. L’operazione di aspirazione va fatta al risveglio del paziente, senza assunzione di liquidi o cibo. L’addolorato deve trovarsi in una condizione di semidormiente, anche perché le scosse di assorbimento della macchina causano allucinazioni, rilasciando il dolore: che fa nucleo tra petto e stomaco in molti, e sul fianco sinistro in una crescente minoranza.  Naturalmente il processo è irreversibile, non si può avere indietro il proprio dolore (taluni ne fanno richiesta, sentendosene orfani) ma una regolare ricevuta – che il fisco di molti paesi occidentale riconosce e rimborsa – basta e avanza in caso di recriminazioni dolore verso terzi. La direzione declina ogni responsabilità in merito alle disprezzabili pantomime temporalesche che seguono spesso quando a sottoporsi al trattamento è una donna. Continua a leggere

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