Archivi tag: Domenico Modugno

Davis contro Golia. Quando il tennis smashiava la storia.

285647209_1058714268363063_7722993635078394299_nDa «Batti lei?» agli scolapasta d’oro, tra cinema italiano e Coppa Davis c’è più osmosi che separazione. Dopo le spalle tristi per Moretti e gli allenamenti di Garrone con Nick Bollettieri, arriva “Una squadra” di Domenico Procacci, epica di un tempo perduto e sigillo di un legame tra narrazione e azione.

Per calcolare la distanza dal 1976: una canzone di Domenico Modugno valeva più di una relazione di Gian Carlo Pajetta. Oggi abbiamo solo foto di trapper tra cocktail, salotti e concerti. Continua a leggere

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Missiroli: crisi, conformismo e corsivi baricchiani

Evoca Dino Buzzati e Beppe Fenoglio, forse per un istinto autolesionista, in “Fedeltà” (Einaudi), Marco Missiroli. Li usa come binari e snodi, per poi deragliare. Il suo è un romanzo di fedeltà – di ogni tipo – e crisi: le fedeltà dei suoi personaggi e la sua crisi di scrittore. Se davvero ha impiegato quattro anni per scrivere questa storiella che da un malinteso in bagno finisce in una riconciliazione cimiteriale c’è da preoccuparsi, e moltissimo, perché si vedono le righe della geometria narrativa tracciate e cancellate male, i corsivi baricchiani, e gli incastri – mal smussati – tra i personaggi. Continua a leggere

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L’importanza di saper cantare

Che poi tanta vergogna per il fatto che il Presidente del Consiglio cantasse e suonasse, quando il più grande poeta del novecento, Ezra Pound, era anche l’unica vera voce musicale che l’Italia abbia avuto. Poi ci proveranno Carmelo Bene e Franco Franchi, dietro di loro Domenico Modugno e Lucio Battisti, tutti attaccanti solitari, col vizio di fare le foche una volta ricevuto il pallone. Belli da vedere, ma completamente privi del pragmatismo rossiano, nel senso di Paolo Rossi, che non suonava e non cantava, ma che segnò quando serviva. Tutto questo per dire che calcio e politica non sanno che farsene dell’estenuante bellezza di un canto, se non come sottofondo da curva mentre si prova a segnare o a farsi votare.

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Esse come Sorpasso

«Ah, questa sì che è vita», è il pensiero che sta dietro un Sorpasso: supremazia provvisoria, stato e status di euforia e possibile gloria – in presenza di sguardi, meglio se di femmina – ed è, poi, una di quelle azioni che raccontano l’estate. Che cosa è se non un azzardo, una mossa guascona, un rischio cercato, la più bella delle stagioni? Anzi no, come direbbe Bruno Cortona, il Vittorio Gassman immortalato da Dino Risi nel “Sorpasso” e padre di tutti noi: «è la più gajarda de le stagioni». Continua a leggere

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Via Paolo Fabbri 43

6Un po’ Domenico Modugno senza frac ma con lo zaino, un po’ Franzen con le Correzioni da fare alla squadra, un po’ Chandler senza tinte fosche, un po’ Scopigno più alto e con la barba ma stessa dimestichezza con il quotidiano, e un po’ anche Uomo Tigre che cammina solitario nella notte. Jürgen Klopp che se ne torna – triste y final – a casa, dopo la sconfitta di Champions del suo Borussia contro la Juventus. Continua a leggere

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