Archivi tag: Eduardo Galeano

Eduardo Galeano e l’arte dell’imprevisto

Come tutti gli uruguagi voleva essere un calciatore, lo divenne sulla carta nelle storie che ha raccontato, sui campi gli andò male. Eduardo Galeano nelle pagine sta a Osvaldo Soriano come Pelé sta a Maradona, se la giocano in funzione del tifoso che li guarda. Nato a Montevideo tifava Nacional ma non gli riusciva di odiare né Juan Alberto Schiaffino né Julio César Abbadie che giocavano nel Peñarol: Continua a leggere

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Mille Sudamerica a Napoli

165447242-03afe24b-9073-4013-a7e4-5170038fe1e4Hanno cominciato in lente e lontane giornate qualsiasi, dall’altra parte dell’oceano, senza pubblico né maglie, su campi improvvisati: più sentiti e immaginati che possibili, sono cresciuti assaporando la maleducazione creativa di non passarla e tirare in porta, una scelta di vita prima che stilistica. Sono i figli del gol, sudamericani, che hanno segnato la storia del Napoli, si sono fatti: leggenda, mito, canzone popolare. Continua a leggere

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Memoria del fuoco

1428933394_654775_1428935191_noticia_normalLe parole gli camminavano dentro, per questo sognava sempre di stare dove non era. Eduardo Galeano, scrittore uruguayano, ha rappresentato l’America Latina facendola breve. È morto in ospedale a Montevideo, aveva 74 anni e un cancro ai polmoni. La sua forza stava tutta nella chiarezza espositiva, nel giro tondo di frasi scolpite, non era mai ambiguo, cercando di dire tutto con meno parole possibili. Continua a leggere

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Luis “Trinità” Suarez

9Luis “Trinità” Suarez, le spara in rete di destro, anche di sinistro e soprattutto di testa. Capace di giocare di lato (perlopiù a sinistra), in mezzo (all’area) e se serve anche in porta, come accadde ai mondiali sudafricani, dove parò un tiro che avrebbe eliminato la sua squadra e diede inizio a una partita da Osvaldo Soriano: Uruguay – Ghana. È uno e trino. Marcarlo è una avventura che non auguriamo nemmeno a Chiellini (non lo vedrebbe passare). Continua a leggere

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Le mille morti di Fidel

Farci credere che sia morto, è questo il capolavoro di Fidel Castro. Come per Keyser Söze, de I soliti sospetti: «La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste» Castro, è morto più volte di un attore di Hollywood, a cinema. Per poi tornare, e dirsi vincitore, di una gara che non c’era. Fidel Castro è morto mille volte, e mille risorto. Tanto che Eduardo Galeano su queste morti ci scherzava, facendone il refrain della sua storia del calcio. Il mondo si muoveva per le morti di Fidel, ogni quattro anni. In realtà ne ha seppelliti molti, di presidenti americani che lo avevano avversato e segretamente cercato di uccidere, di scrittori amici e poi nemici, di nemici e basta e soprattutto di compagni di strada eloquenti, con colpe grandi e piccole, e quando non c’erano (le colpe) ci pensava la stampa a sceneggiarle. La sua ombra si allunga sull’isola, come la sua barba e il tempo risparmiato a non rasarsi e dedicato alla rivoluzione, come disse ad Oliver Stone. I suoi anni sono lunghissimi e lenti, scanditi dalle sue morti. Presunte, inventate, volute, sempre superate, come le malattie e le assenza forzate, mascherate da impegni per il popolo, mai per sé. Persino quando morirà, sarà per gli altri, per il bene di Cuba. Castro ormai è un cartone della sua figura, il protagonista di una telenovela: infinita, con sempre lo stesso colpo di scena: la sua morte. Ogni puntata comincia con la sua morte, e finisce con la sua ricomparsa- è un gioco delle parti, che però avverrà per un numero limitato di volte (forse). Continua a leggere

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