Archivi tag: Ennio Flaiano

Zanza: califfo di riviera

Dall’ozio d’un bar e l’azione di spiaggia, interlocutore di corpi mai divenuti “intronata routine” di quel “cantar leggero / l’amore sul serio”, come Panella scrive su musica di Battisti, Maurizio Zanfanti (63 anni), “Zanza”, patriarca dei Vitelloni, se ne va. Cadendo, come un pilota, in pista, nell’esercizio delle sue funzioni, anche se l’auto era ferma e non c’erano curve, ma cosce, le ultime, quelle dell’estremo desiderio, che era sempre il primo, ogni giorno diverso; Continua a leggere

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Un anno marziano di libri necessari

A fine anno nelle redazioni culturali serpeggia il panico, tutti si guardano cercando di salvare qualcosa tra i numerosissimi libri stampati sulla soglia dell’effetto Potëmkin e della boiata pazzesca. E per sfangarla si lancia la pagina oltre il presente con le interviste ai direttori editoriali che, tra ampie premesse, illustrano i gialli e le traduzioni che arriveranno, l’immancabile giovane promessa e il solito affermato scrittore che finalmente ci darà il grande romanzo italiano. Continua a leggere

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Un anno di libri

Ancora tra il marziano di Ennio Flaiano e la zia di Alberto Arbasino, eccola l’Italia dei libri. Riassumibile in una canzone di Rino Gaetano: Andrea Camilleri che dribbla Fabio Volo e Paolo Cognetti che passa a Dan Brown e Ken Follett che guarda Carlo Rovelli marcato da Alan Friedman che aspetta Elena Ferrante. Aggiungete un coro di giallisti, qualche balilla e molta tivù: il paesaggio italiano con zombi tra presepe e condominio. Continua a leggere

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Giovannino Russo (1925-2017)

La spinta acuta che lo faceva scendere

dalla millecento lusso

nella piazza di Matera*

è nel buio tra i monti,

nel segreto d’una sepoltura

fra idoli potenti e contadini gracili

con la corsa della rondine

tornata alla terra che canta

per raccontare la vita Continua a leggere

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Non c’è che una stagione: l’estate

Quando dice: «io provo a fare commedie», abbassa la voce, ed è lì che viene fuori l’Enrico Vanzina che non insegue suo padre Steno ma prova a continuare la sua lezione, con amore, senza gara, anche dopo aver sceneggiato più di cento film. È bravissimo nel raccontare le storie della sua vita, nell’evocare i ricordi, cambiando voci e lingue, recitando gli incontri, mimando le facce e la gestualità delle persone conosciute, alternando leggerezza e malinconia, dettagli e campi larghi, è il cinema che si fa a parole, quello che precede la scrittura e poi il girato: che spetta all’altro pezzo della coppia, il fratello Carlo. Insieme possono dire di aver vissuto e di averlo saputo raccontare. A loro si deve il film che dopo “Il sorpasso” di Dino Risi è riuscito a catturare il sentimento dell’estate: “Sapore di mare”. «Noi volevamo proprio evocare “Il Sorpasso”, che rimane il film più bello del cinema italiano: un viaggio, una auto, due amici, ferragosto e il senso della vita. Abbiam cercato anche Catherine Spaak ma non poteva. E, poi, proprio quelli che i produttori non volevano, sono stati gli attori che più hanno beneficiato di quel film». Continua a leggere

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