Archivi tag: Enzo Jannacci

It’s Mourinho time

Unire in un solo gesto Enzo Jannacci, Peppino Prisco, Ugo Tognazzi e Kevin Spacey è quasi impossibile, ma José Mourinho è un felino, quindi capace di tutto. Ecco il suo orecchio teso a sentire i cori dei tifosi juventini zittiti dal ribaltamento della partita, farsi sintesi d’ironia, riscatto e risposta, e non offesa come si è detto e scritto, un gesto perfetto col quale ha unito tutto il mondo anti-juventino da Buckingham Palace – escluso il Sun che ha titolato “No class”  – al San Paolo – esclusa la Rai che ha provato a far passare il suo gesto come offensivo. Continua a leggere

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Lauzi il «rimbalzante», visto da Berselli

«E’ vero, sono polemico, dispettoso, un terribile bastian contrario»: l’ unico modo per un artista «invendibile» di sfuggire alle convenzioni, al conformismo, «all’omologazione». Lui, impossibile da prendere sul serio perché non si prendeva sul serio, per decenni destinato a non superare mai le diecimila copie di un disco. Si chiamava Bruno Lauzi, è morto da pochi giorni a 69 anni, è stato un sereno e consapevole testimonial della lotta contro il morbo di Parkinson: la sua «autobiografia in controcanto», che esce adesso, con una presentazione di Francesco De Nicola, da un piccolo e meritevole editore di Sestri Levante, Gammarò, si intitola Tanto domani mi sveglio, Continua a leggere

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Marek “Hamlet” Hamsik

Ogni rigore sta tra un duello western e una opera teatrale, per questo è il gesto più studiato del calcio, e per questo «non esiste un rigore senza passato»,  come scrive Ben Lyttleton, autore del vangelo “Undici metri”, il libro da regalare a Marek “Hamlet” Hamsik per Natale. Ha due settimane per leggerlo, recuperare e acquisire i trucchi e le storie spalmate dal giornalista inglese in quattrocento pagine. Continua a leggere

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Wonderful a me?

La scuola l’aveva fatta sul biliardo, e quando ci provava, dopo, si addormentava sulle solite prime due pagine di Umberto Eco, “perché Viola non legge nel senso concretamente semiologico della parola, cioè Viola legge quando telefona Pertini”, diceva Enzo Jannacci del Beppe suo amico, uno che avrebbe dato la sua memoria per la seconda palla di servizio di McEnroe, e comunque lo trovava sempre qualcuno disposto a volergli bene, purtroppo non si trattava né di Faye Dunaway, né di Gianni Agnelli, ma era buono, buono lo stesso per sua stessa ammissione come i panettoni difettati: troppo cotti, troppo crudi o con pioggia eccessiva di canditi. Era così Beppe Viola, entrato alla Rai nel 1961, dopo aver risposto negativamente alla domanda: “Lei è comunista?”; esagerato al punto di poter fare tutto, cercando di battere il record di mancata carriera: Continua a leggere

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I got the Blues

Segna, ma non ci mette il sorriso. Manolo Gabbiadini è allegro dentro, avrebbe detto Enzo Jannacci, oppure è l’attaccante che porta il blues: ‘o Giò di Pino Daniele di “I got the Blues”. La sua è una tristezza naturale, che lo conduce fuori dal cerimoniale post gol, in un entusiasmo privo di esplicitazioni, in un estetismo festante senza rito. Quello che viene dopo è contorno, che sia tristezza o connessione a uno dei tanti suoni che dipingono gli stati d’animo della città di Napoli, Continua a leggere

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