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Caro diario: l’estate in capitoli

downloadAndarsene in giro per Roma deserta in vespa, ecco l’estate di Nanni Moretti, potersela inventare prima che anche gli altri scoprissero il restare soli in città. Dove Vittorio Gassman / Bruno Cortona ne “Il Sorpasso” di Dino Risi voleva scappar via, correre lontano, trovare gli altri, il mare, l’avventura, lasciando la Capitale, Moretti sta, e riscopre, sta e ricorda, sta e cerca e scrive e scrivendo filma “Caro diario”. Continua a leggere

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Odi d’estate

Senza nome

Anni fa sotto gli ombrelloni c’era il sudoku, adesso in poltrona c’ è il taekwondo. L’estate pretende esotismo.

Cantagiro, Miss Italia, Festivalbar, Italicus, Ustica, Bologna: l’Italia ha avuto sempre i suoi tormentoni.

Lo stato di sofferenza della democrazia in Italia era già tutta nella foto di Aldo Moro al mare in giacca.

Tempeste a nord e afa al sud. Laddove hanno fallito il federalismo fiscale e la Lega, ha trionfato il cambiamento climatico.

Prima si smaniava per il pass nelle aree vip delle discoteche, adesso si bestemmia contro il green pass. Invecchiare è anche questo. Cacciari, Agamben sto a gioca’.

Jovanotti canta e balla, Morandi si sente giovane, sono sempre io a non stare bene.

Ma il radar dei pipistrelli perché non l’hanno mai utilizzato a Marsala nel 1980?

Guardando Orietta Berti, Achille Lauro e Fedez viene da domandarsi con vergogna: che razza di Techetechete’ stiamo lasciando ai nostri figli.

Ebola, quello sì che era un grande palinsesto estivo.

Una volta ci facevano vedere i Tognazzi, Vianello, Totò, ora i film estivi sono solo quelli con la regia di Castellitto tratti dai libri della moglie.

Quelli che la barca te la regala un ricco così tu puoi dire che sei un rivoluzionario a rimorchio, oh yeah.

Pasolini contava a estati, Benvenuti diceva che erano venti quelle che contavano e io continuo sempre a non sentirmi bene.

I gialli di Ferragosto, che son differenti da quelli di Pasquetta o di Natale. Dal calendario gregoriano ai giorni contati a ritmo della religione dei commissari.

Dalle feste del vino con degustazione al pasteggio critico con incroci tra Pfizer e Astrazeneca.

Il covid, quando una leggera febbre da scusa stiracchiata per non andare alle feste diventa preghiera collettiva per il tuo confino.

Non c’è più nessuna diva da desiderare, al massimo un profilo instagram da visitare.

“La corsa più pazza del mondo” i governatori del sud Italia che sfrecciano sulla Salerno Reggio Calabria, con Vincenzo De Luca che interpreta Dick Dastardly.

Quelli della solitudine della montagna che schifano quelli del mare a prendere il sole, che a loro volta si dividono in tre: quelli basta che c’è l’acqua, quelli con lo yacht, quelli da isola. Oh yeah.

L’estate deve essere una fuga, se diventa fermo di polizia, allora era meglio l’inverno.

Immaginare la Spagna come un’immensa serra di cantanti estivi, dove prima c’erano le corride ora ci sono i videoclip in shorts e bandane.

Prima avevamo una scelta rassicurante di gelati, poi arrivò il gusto puffo. E il Cornetto Algida come il Pci sentì il bisogno di cedere ai variegati al cioccolato e liberismo.

[foto Paolo Di Paolo]
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Pelos La Capria: essere l’Estate

C’è chi l’estate la odia e chi no, e poi c’è chi è l’estate. Pelos La Capria, era l’estate. E anche la parte divertente delle interviste al fratello, il Dudù, Raffaele La Capria, scrittore e sceneggiatore e padre vivente dell’essere le due cose in Italia. Ma mentre il paese letterario e Paolo Sorrentino inseguono e vogliono essere Raffaele, lui vorrebbe essere Pelos, perché il fratello era tutto quello che si poteva ancora immaginare, fare e poi raccontare. Continua a leggere

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C’era una volta Scauri

Solido nel corpo, deciso nelle azioni, Antonio Franchini è un direttore d’orchestra – nel senso sveviano – che sa dirigere i tempi che evoca e quelli che inventa. Dopo 29 anni a Segrate, che lo hanno portato a capo della Mondadori, è passato a dirigere Giunti. È uno scrittore di movimenti, per ogni sua storia c’è uno spostamento con assunzione di responsabilità che ci viene raccontata su più piani. Scisso tra quello che produce come editor e quello che scrive, tra l’Italia del sud che l’ha generato e quella del nord che l’ha formato. Alla fine è diventato colto, razionale e distaccato, come auspicava in uno dei suoi primi libri. Un uomo in equilibrio, che, con tono orientale, apparecchia vicende e attori, in circolarità. Continua a leggere

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Innamorarsi a Tagliacozzo

Per il cinema era quello della tivù, per la tivù era troppo avanti, al punto di essere sempre contemporaneo. «Appaio ai giovani insonni che avrebbero tutto il diritto di ignorarmi». Ugo Gregoretti: regista, autore tv, pedagogo, antropologo, girava l’Italia con l’inganno al collo, quel microfono che ha fatto raccontare a moltissimi italiani passioni e illusioni. Elegante, ironico, mai sopra le righe, di una gentilezza unica che comincia nei modi e finisce – avvolgendoti – nel linguaggio, un italiano perfetto. Criticava costumi e svelava il carattere degli italiani, dai più famosi a quelli più lontani. Riuscendo a non essere mai catalogabile. Continua a leggere

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