Archivi tag: F1

Valentino Rossi: è sempre difficile tornare a casa

All’ultima curva invece di rallentare ha accelerato, sorpassando tutti, ancora una volta. L’ennesima. Pronto a tutto pur di non smettere, pur di non crescere. Un Peter Pan in moto, che si tiene stretto i suoi giochi e le sue acrobazie. Cresciuto in pista, Valentino Rossi, anche se ora non è più un “Paperino con i capelli ossigenati” come lo chiamava Edmondo Berselli, Continua a leggere

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Vettel: Sandokan in Ungheria

Con lo sterzo traballante che tirava a sinistra, i cordoli da scansare come paletti, Valtteri Bottas e Lewis Hamilton a poggiargli il muso delle Mercedes negli specchietti, e Kimi Raikkonen a fare da barriera, così ha vinto Sebastian Vettel in Ungheria. Strategia di squadra e grandi capacità. Raikkonen, prima riottoso, ha accettato il ruolo di Yanez de Gomera, e a quel punto Vettel si è messo nei panni di Sandokan col turbante al posto del casco, dalla loro ritrovata sensibilità e da una sintonia imposta è uscita una gara di perfezione. Continua a leggere

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Stressati e distesi

La cintura di sicurezza ha stretto di nuovo, come a Barcellona, e, questa volta, prima di slacciarla, ha avvisato, Pep Guardiola, l’allenatore del Manchester City, per tutti o quasi: il migliore, anche se lui ha battezzato Antonio Conte con il suo titolo, passandogli la mano con un distacco siddhartiano. Dice cercatemi su un campo di golf, perché presto smetterò di allenare. Continua a leggere

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Nuvolari rinasce come rinasce il ramarro

rossi-vettelDue ragazzi, due lessici dell’immaginazione diversi, stessa vittoria. Sebastian Vettel una vita da Schumacher: dai kart alla Formula uno; Valentino Rossi: patriarca delle moto. Il primo è il più giovane campione del mondo, il più giovane pilota in pole position e il più giovane vincitore di gran premio. Il secondo è alla fine dopo una carriera che lo ha visto attraversare categorie e piste, macinare avversari e moto, con la costanza dello stupore. Continua a leggere

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La stanchezza del pilota

ASEra il 1991, si correva il Gran Premio del Brasile, a San Paolo, e Ayrton Senna doveva vincerlo, anche perché quello che c’era intorno all’autodromo “José Carlos Pace” (circuito di Interlagos) era un Maracanã in trasferta. Solo per lui. E pioveva. Tutto sembrava essersi messo nel verso giusto, primo nelle prove, con Patrese dietro, Mansell terzo, proprio come pianeti allineati, poi dal 60º giro, la sua auto, una McLaren, comincia a perdere le marce, prima la quarta, poi tutte le altre tranne la sesta. Continua a leggere

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