Archivi tag: Fidel Castro

Dove nessuno conta i languidi e vetusti tramonti delle rivoluzioni

Dall’alto della vecchiaia che non avrebbe mai dovuto vivere, per non guardarsi nello specchio ammonitore della miseria dei suoi errori, Fi­del Castro, inseguito in punta di piedi dalla penombra di una contabilità meschina – quella del tempo -, è entrato nel pantano della serenità, dove non ci sono arene per galli, né pomeriggi interi o case presidenziali, attentati o farse, e i Caraibi sono acqua colorata che scorre nelle ore di siesta sulla testa di pesci errabondi che vagano come fuggiaschi, Continua a leggere

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Una vecchia lettera di Depardieu a Bielsa

Caro Marcelo,

il panorama è fatto di case piccole e monotone, per questo scrivo a te che sei un castello. Non ci vediamo dai tempi di Marsiglia, quando accettasti di farmi entrare nel tuo rifugio e mi cucinasti due uova al tegamino bevendoci su Borgogna (era l’Echezeaux Grand Cru, 2002 di René Engel), in fondo erano solo le undici del mattino, ci poteva stare. Continua a leggere

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Miami blues

Nel cuore dorato della città dorata, un brillante psicopatico, Frederick J. Frenger Jr, per difendere la sua giacca di pelle spezza un dito a un Hare Krishna, procurandone la morte. Da quel dito e dallo shock causato comincia “Miami blues” di Charles Willeford, che Feltrinelli ripubblica – stessa traduzione, di Emiliano Bussolo – dopo Marcos y Marcos, che ha anche gli altri tre libri willefordiani su Miami. Per capire la grandezza di Willeford basta ricordare che quando chiedevano a Quentin Tarantino di spiegare “Pulp Fiction”, il regista rispondeva che il suo film stava dalle parti di “Miami blues” e di Willeford. Continua a leggere

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Soriano: una specie di Balzac argentino

Diceva di essere nato con un gatto in attesa sulla porta, il padre che fumava in cortile, e Borges e Bioy Casares a pochi isolati da lui impegnati a creare storie allucinate di don Isidro Parodi. Era il suo modo di riassumente Mar del Plata nel ‘43. Poi aveva vissuto giocando a calcio, fumando, fuggendo e tirando pietre nelle finestre dei potenti, come un bambino, senza mai perdere il sorriso. Fece il giornalista, fu costretto all’esilio dal potere di Videla, scrisse libri che lessero tutti – dai ragazzini di Buenos Aires a Fidel Castro, Gabriel Garcia Marquez e Salman Rushdie passando per Maradona –, Continua a leggere

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Fidel y Diego

Una fortuna per entrambi: due icone, due entità quasi sovrannaturali, due uomini estremi che si riconoscevano e usavano, salvandosi. Insieme si rimettevano a cercare la gratitudine pubblica con un azzardo sentimentale da padre e figlio. Diego Maradona nel 2000 era sfinito dalla droga, aveva chiuso col calcio, bordeggiato la morte e visto el barba; Fidel Castro aveva bisogno di un testimonial per la sua rivoluzione sempre più stanca; unirono necessità, desideri e orizzonti: ne venne fuori un romanzo pop. Continua a leggere

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