Archivi tag: Fiorentina

Napoli, campionato 2017-2018: un bilancio

Volendo parafrasare la massima calcistica di Gary Lineker, che è l’Andreotti del pallone: «Il calcio è un gioco che si fa in undici, e alla fine vince la Germania», potremmo dire: «Il calcio è un gioco che si fa in undici, e alla fine, in Italia, vince la Juventus». Poi, a seconda delle latitudini e con accenti diversi, verrebbero aggiunte le locuzioni: «con merito» e «senza merito». Continua a leggere

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Davide Astori: affetto, fede, convinzione, volontà

Dal silenzio di Wembley ai cori di Piazza Santa Croce: ecco la nazionale del dolore, che annovera vecchi e nuovi calciatori, allenatori e presidenti che si mischiano insieme ai loro tifosi, piangendo per Davide Astori: in un coro da tragedia greca. La sua morte è un tackle, ha sorpreso e anticipato tutti: in campo come nella vita. Senza commettere falli, senza sguaiataggini né irruenza: elegante, silenzioso, è scivolato dal sonno al gelo. Continua a leggere

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Mazzone 80

Un Ferguson da bar, anche se non ha coppe in bacheca, che si porta dietro l’animosità delle carte da gioco applicata al pallone e il fumo delle sigarette che lo avvolge come nuvole da fumetto. Carlo Mazzone compie 80 anni il 19 marzo, e guarda da lontano i campi, dalla tribuna della vecchiaia: quasi 800 panchine in serie A e più di 1000 se contiamo anche C e B, un mucchio di campioni allevati e cresciuti come figli, tante stagioni senza mai perdere l’entusiasmo, mettendo a fuoco l’adesione a una vita di contrabbando all’assalto della partita migliore. «In questi giorni sto ricevendo tantissimi messaggi e telefonate da parte di amici, addetti ai lavori, da numerosi miei ex calciatori, ma anche sostenitori delle squadre che ho allenato e la cosa mi ha fatto tanto piacere. Continua a leggere

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Sousa: navigante di campi

Quando gli danno del reincarnato, o del profeta in seconda, Paulo Sousa, risponde sempre allo stesso modo, scartando l’ombra lunga di José Mourinho con una smorfia e poi dicendo: «lui ha vinto tanto, io devo ancora cominciare». Intanto ha preso a vagare, le sue panchine sembrano incarichi da console: Inghilterra, Galles, Ungheria, Israele, Svizzera, e ora Italia. «Non mi sono fatto problemi ad allenare in campionati meno conosciuti. Continua a leggere

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Montella: Ulisse napoletano che non riesce a tornare a casa

Vincenzo Montella è l’oltrenapoletano, al quale è sempre mancata Napoli. Gli è stata sottratta dalla giostra che governa il calcio: presidenti, procuratori, allenatori, squadre. Forse a lui “aeroplanino” quella distanza è servita per crescere, guardare dall’alto la sua nazione gli ha dato la possibilità di liberasi dai difetti. Era sempre sul punto di tornare, poi no. E intanto andava lontano, ogni tanto uno sguardo quando tornava dai suoi, e dopo ripartenze, altre squadre, mai quella della sua città. Continua a leggere

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