Archivi tag: fiume

Volturno, il fiume dimenticato

Non ho una spiegazione ma i fiumi sono una roba da uomini, proprio come la fantascienza e i western. Altra regola, venuta fuori da questo assurdo viaggio, è che il Volturno può essere catturato solo a pezzi, per questo ho deciso di raccontarlo per singole parti e non intero. Avrete un racconto per foto. Si partirà dal dettaglio di quella foto per raccontare quel pezzo di fiume. Perché non ha una interezza da Po, non ha nemmeno una santità da Gange, e non ha nemmeno una energia spirituale quando lo si attraversa. Se ne sta deposto, isolato, circondato, nascosto. A percorrerlo si ha l’esatta misura della perdita, o comunque del mancato acquisto. Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , , ,

Gunman

Il pozzo è una tomba senza nome, dietro c’è una casa di pietra, e sulla destra uno stagno. Tutto è ricoperto da un sottile strato verdognolo, una patina d’abbandono e muschio. Il bandito è nella casa, un cane abbaia lontano: padrone della notte. Ha lo sguardo dritto all’orizzonte che la luna rischiara, dietro un’ombra leggera di collina c’è il mare, una nave, forse anche la salvezza. Prima, diversi problemi da risolvere, un bosco da attraversare, un drappello di soldati da superare, eludere, uccidere o farsi uccidere. Il bandito ha le mani impastate di sangue e fango, ha ucciso l’uomo che l’aveva catturato nel sonno. Ha i calzoni umidi e i piedi bagnati. Perso l’acqua e il pane. Le sue certezze sono due pistole: quella recuperata e quella sottratta all’uomo che ha soffocato nella palude. Ha poco da pensare, tra scelta e necessità: può solo correre. Sta cercando di capire in che direzione, ora che il cane ha smesso di abbaiare e la luna coperta da una nuvola non indica più il sentiero. Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , ,

Il blues del Po

Il Po è un blues per uomini soli, orfani di un mondo scomparso. A cantare è la voce di un pazzo, che attraversa paesi e città irrompendo nel silenzio di sperduti borghi, tenendo compagnia, volando nei campi, riempiendo giorni e notti: fra il frinire delle cicale, gracidar di rane e sgasi di trattori che arrancano rivoltando zolle di terra dura. Il suo è un lamento penetrante, nenia, che ricorda errori fatti, donne perdute, pesce cercato invano. È la vita che passa e gira, si perde e ritorna, sinuosa e incurante, specchio, sputo, ladro, giudice, testimone, accusa. Processo a cielo aperto, udienza continua, spada, mattini di nebbia e infiniti pomeriggi di sole. Piano piano entri nel suo lamento e in quello della sua gente. Devi stargli intorno come un chierichetto col parroco, assecondarlo, capire il rito, avere fede, e poi se hai cuore e fiato di stargli anche dietro senza perderti: impari ad ascoltarlo, e ne rimani rapito. Unisce più di uno stato, si porta dietro il fascino di una religione, ma a capirlo sembrano rimasti in pochi. I suoi 650 chilometri di bellezza negli ultimi trenta anni sono diventati una ferita, e tutti quelli che si avvicinano domandano solo del suo stato di salute, incuranti di quello che ha generato, ignorando le storie, le esistenze che trascina, le emozioni e le attese che ancora fortemente suscita. Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,