Archivi tag: Florentino Pérez

Raiola: il pizzaiolo dei due mondi

Tridente e trigliceridi, ecco Mino Raiola che gioca in attacco come e più di Zeman – che ha conosciuto bene – senza disdegnare l’esagerazione da gourmet perverso, esagerato. Non è un caso che al campo sia arrivato da una pizzeria e che la sua prima compravendita con profitto sia avvenuta con un McDonald’s. Se Moggi ha portato il sistema nel calcio italiano – connessioni e ricatti, legami e corruzione – Raiola ha portato la roulette russa in quello europeo. Continua a leggere

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Santiago, Alfredo e le altre stelle del Real Madrid

Il Real Madrid è un incrocio tra la NASA e la Coca-Cola, perché capace di contenere il cinema e il circo, il sogno e la frontiera, piaccia o meno, è nella vita e soprattutto nell’immaginazione di tutti. E se guardando negli spot della Coca-Cola si capisce dove è andato e dove andrà il mondo (si veda l’ultimo al Super Bowl), o guardando ai progetti della NASA intorno a cosa gireranno i sogni, spulciando le formazioni del Real, e quello che han portato a casa, si può dedurre che calcio faceva quell’anno, e capendo qual è il prossimo obiettivo-frontiera – dopo aver raggiunto la Décima – cosa inseguire. Continua a leggere

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Valdano: sueños de fútbol y sentido practico

È stato calciatore, allenatore e dirigente: Jorge Valdano, ha vinto ed è uscito dal calcio anche se ne continua a scrivere e parlare, ma di lato. Il filosofo Fernando Savater dice che: «l’autorità si ottiene per percussione o per persuasione. Violenza o argomenti seduttivi», ecco, Valdano di argomenti seduttivi ne ha un milione. Per restituire la sua figura bisogna immaginare Luis Molowny, un grande allenatore del Real Madrid, e prendere in prestito dal basket Juan Antonio Corbalán, unirli e poi immaginarli mentre citano José «Pepe» Mujica e Sun Tzu con uno come Florentino Pérez, Continua a leggere

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The Quiet Man

L’uomo tranquillo è una linea retta, non veste alla moda perché ha con sé la singolarità del tempo e non deve delegare il suo aspetto alle scelte stilistiche degli altri. La sua modernità è out of time, come i baffi, e la tranquillità. Vicente Del Bosque, è l’allenatore, che piacerebbe a Nereo Rocco, perché artigiano e perché antepone l’umanità al resto, è prima di tutto un padre, avendo fatto anche il direttore della scuola di fútbol del Real Madrid. Uno che non cambia davanti a sconfitta e vittoria. Non cambiò nemmeno quando al Real Madrid gli dissero che era poco galactico e molto viejo, gordo, anche se ganador, non bastava. Avrà pensato come il professore di storia di “Schindler’s List”: da quando è che non serve? Due Champions? Una coppa intercontinentale? Se non fosse stato un uomo tranquillo, non sarebbe andato in Turchia ad allenare il Beşiktaş – «gran bella città Istanbul», un altro ci montava su una biografia d’esiliato –, non avrebbe rifiutato la panchina della nazionale messicana, e atteso tre anni, sapeva che il suo paese era in debito con lui. Continua a leggere

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