Archivi tag: fuoco

Fuoco blù

FIRE_1Song’ tre anni che appiccio machine ‘ra polizia, vago ‘ngenziando come ‘nu cane ra’ presa pel’autogrill, aqquadro la situazione, mi annascuo, quanno i maccaroni scengono a pigliare ‘o cafè, li posteo e come trasono, ci piscio una tanica di benzina e rongo fuoco. È ‘na fatica ‘o saccio, ma vulite miettere ‘a soddisfazione ‘e verè ‘e fiamme che arravogliano ‘o blù? Tengo un metodo che è cchiù meglio ‘re paranze, con la machina in moto scenno e faccio ‘u fatto, aroppo sgommo e vago via cantando comm’ a Modugno a uso mio, però: nel blù delle fiamme | e ancora cchiù blù | ci sta Vicienz’ ‘o piezz | che ti appiccia tutto ‘o riest. Non addomandatemi quelle cose da mierici: pecché ‘o fai, che te ne viene, e chellate cose che mi abboffano la vuallera, ‘o faccio pecché tengo lo stomaco di appicciare, Continua a leggere

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L’alfabeto del fuoco

10365_66cm 003Vado cercando il fuoco non per me, figuriamoci, ma per i miei colori, un fuoco che sia allegria cartone macchina colonna vena acqua pane e piatto coperto, perché porca puttana le vie del gas non sono percorribili, e io me ne sto sul cornicione del mio palazzo a guardare sotto la città, sperando di trovare i fuochi, piccole luci per andare avanti, perché quando mi succede, oddio adesso sta succedendo spesso, io urlo, sì, sì urlo proprio, perché il fuoco non è cosa da poco, e non parlo di quello che posso accendere in un camino, in una stufa o che posso avere prendendo Ada, e piegandola sul davanzale spingendo dentro di lei, no, no, il fuoco che vado cercando ha i giorni contati Continua a leggere

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Il Piantatore

Il vecchio Matthew Ritchie, sotto la sua veranda, in accappatoio, distesopiedisullasedia, si gode il tramonto, bevendo lentamente l’ultima birra ghiacciata del giorno. C’è un leggero vento che rinfresca l’aria, lui conosce bene il vento, ogni tipo di vento direbbe «Certamente amico puoi giurarci che so riconoscere uno spiffero da un tornado al primo soffio, posso dirti se pioverà e sempre da che parte, non sono mica uno di quegli stupidi che guardano la tv per sapere cosa mettersi addosso il giorno dopo» ecco lo sta già dicendo, anzi l’ha già detto. Matthew è un omone, quando entra in un posto occupa tutta la porta: grande e grosso, lunghe mani, lunghi piedi, occhi infantili che ti guardano, però, con un sorriso lietissimo, anche se poi, ha modi bruschi, ma solo per nascondersi. Gioca a raccontarti il mondo, ma escluso il vento, ne sa poco, pur avendo girato molto, per il suo lavoro: «Piantavamo pale eoliche io e altri tre». Sì, usa il verbo piantare come si fa con gli ortaggi, gli alberi e compagniabella, lui tecnicamente sarebbe un montatore, ma gli piace dare un nome diverso alle cose, è fatto così. Ora è in pensione, passa il giorno sotto la veranda a guardare il deserto oltre la strada. È tornato a vivere in questo strano posto «Per tirare giù la saracinesca, in pace». Si è scelto una delle tante case di legno in fila lungo la strada «Una vale l’altra» ha pagato in contanti «Risparmi di merda, si fottano» ed è venuto a stare qua. Ha uno sgangherato furgone che usa un giorno a settimana per andare al supermercato «Faccio, il pieno, soprattutto di birra, voglio mica morire di sete» per il resto del tempo se ne sta sotto la veranda. «Leggo il vento io, cazzo, per questo ho scelto di starci» da qualche giorno, però, la lettura è disturbata dall’invadenza gentile di un nuovo vicino. In due giorni gli ha raccontato tutto di sé, il vecchio Matthew è stato ad ascoltare paziente, senza dire niente. Continua a leggere

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