Archivi tag: Gabriel Garcia Marquez

Dove nessuno conta i languidi e vetusti tramonti delle rivoluzioni

Dall’alto della vecchiaia che non avrebbe mai dovuto vivere, per non guardarsi nello specchio ammonitore della miseria dei suoi errori, Fi­del Castro, inseguito in punta di piedi dalla penombra di una contabilità meschina – quella del tempo -, è entrato nel pantano della serenità, dove non ci sono arene per galli, né pomeriggi interi o case presidenziali, attentati o farse, e i Caraibi sono acqua colorata che scorre nelle ore di siesta sulla testa di pesci errabondi che vagano come fuggiaschi, Continua a leggere

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Una vecchia lettera di Depardieu a Bielsa

Caro Marcelo,

il panorama è fatto di case piccole e monotone, per questo scrivo a te che sei un castello. Non ci vediamo dai tempi di Marsiglia, quando accettasti di farmi entrare nel tuo rifugio e mi cucinasti due uova al tegamino bevendoci su Borgogna (era l’Echezeaux Grand Cru, 2002 di René Engel), in fondo erano solo le undici del mattino, ci poteva stare. Continua a leggere

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Il costume di Lincoln

George Saunders fa “Mortacci” di Sergio Citti, e Jonathan Franzen impazzisce. Tutti sorpresi che ci siano possibilità nell’aldilà come se Dante fosse un funzionario di partito, e giù lodi sperticate. Saunders è bravo, ma ci va giù a lungo in “Lincoln nel Bardo” (Feltrinelli), alla fine tutta la poesia Edgar Lee Masters e Walt Whitman masticata, digerita e resa in telegrammi di pensieri: diventa farsa; le trovate extra vita finiscono per annoiare; e persino la storia centrale, quella del piccolo Willie figlio del presidente degli Stati Uniti: Abraham Lincoln – impossibile non figurarselo come il Daniel Day-Lewis del film di Spielberg – che viene strappato dal padre per l’ultima volta dalla bara ma non dalla morte, affoga nel girone di parole di morti che gli ronzano intorno, dopo la naturale commozione che si tira dietro. Continua a leggere

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Soriano: una specie di Balzac argentino

Diceva di essere nato con un gatto in attesa sulla porta, il padre che fumava in cortile, e Borges e Bioy Casares a pochi isolati da lui impegnati a creare storie allucinate di don Isidro Parodi. Era il suo modo di riassumente Mar del Plata nel ‘43. Poi aveva vissuto giocando a calcio, fumando, fuggendo e tirando pietre nelle finestre dei potenti, come un bambino, senza mai perdere il sorriso. Fece il giornalista, fu costretto all’esilio dal potere di Videla, scrisse libri che lessero tutti – dai ragazzini di Buenos Aires a Fidel Castro, Gabriel Garcia Marquez e Salman Rushdie passando per Maradona –, Continua a leggere

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Ruffiani

Ernest Hemingway ha scritto nel 1931, nei Consigli a mio figlio: «Non sposare mai le puttane | non pagare mai un ricattatore | non seguire mai la legge | non fidarti di un editore | o non coglierai mai la tua occasione». Sono così tanti gli scrittori beffati e offesi che sembra un miracolo vederli portati per mano dall’editore in quelle patetiche cerimonie che sono le presentazioni dei libri. Lì si può valutare la debolezza del poveretto: il suo ego si gonfia e le gote gli si colorano perché finalmente il paese conoscerà il suo capolavoro. La pedanteria è un peccato che l’editore non commette mai. Continua a leggere

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