Archivi tag: Gaetano Scirea

Bagni: ombra maradoniana

L’anima di riserva, quella che mancava. Un collettore tra viscere napoletane e campo. L’esuberanza del vicolo pur venendo da lontano. L’uomo in più, in aggiunta a Maradona, il carattere della squadra, che da rissoso diventa saggio, e memore d’un passato da ala destra è capace anche di numeri che in quegli anni uno nel suo ruolo non faceva: alternava le rovesciate a vigorosi tackle, i dribbling a recuperi da marine. Salvatore Bagni era il calciatore sempre pronto a fare il suo dovere. Un Passarella senza epica da caudillo, con le piadine della riviera romagnola a stemperarne la furia, e l’Inter lasciata senza rimpianti. Quattro gli allenatori che fino all’anno dello scudetto lo avevano segnato: Ilario Castagner che al Perugia lo fa diventare calciatore dall’Interregionale, Continua a leggere

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Ciotti e la precisione leopardiana

Sandro Ciotti ha disegnato partite nei nostri pensieri, ancora oggi, a noi cresciuti con la sua voce, ci capita di sentirlo gracchiare su Cruyff, o strologare sul festival di Sanremo, con le sue angolatissime camicie. Era elegante senza prevaricare, ironico senza boria, aveva giocato a calcio – e bene – e quindi dosava gli aggettivi nei giudizi degli altri calciatori, oggi tutti hanno un “pippa” per l’attaccante che sbaglia, Ciotti non l’ha mai usata una parola così, né gli ho mai sentito usare altre parole con disprezzo. Quando morì Gaetano Scirea, e lui, in diretta alla “Domenica Sportiva”, diede la notizia e fu costretto a fare un ritratto veloce del campione, usò il verbo illustrare: «Scirea si è illustrato da solo su tanti campi del mondo». Ciotti – narratore orale – aveva una naturale elaborazione e restituzione della realtà che sembrava uscirgli in endecasillabi, Continua a leggere

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Diehard

È un testardo Stefano Pioli. Ma non uno di quei feticisti ortodossi del pallone, no, è un uomo ostinato capace di elasticità enorme quando si tratta di moduli, non di idee o d’amore, in questi casi diventa inamovibile. «Un testone, uno che quando è convinto di una cosa non cambia idea» dice di sé. Tutta la sua vita è stata decisa dalla testardaggine, a cominciare dal suo matrimonio: «Ho insistito, perseverando. Quindi è merito mio se siamo qui», rivolgendosi a sua moglie Barbara, trenta e fischia anni di complicità; così è stato per la sua carriera di calciatore, avrebbe dovuto fare il postino come suo padre e suo fratello, invece anche lì «ha insistito» ed ha avuto ragione. Dopo aver portato in B il Parma (è la sua città e la sua squadra) con un fortunoso gol su un campo di fango, contro la Sanremese, arrivò alla Juventus: Continua a leggere

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Dura solo un attimo la gloria

Comincia dall’odore dell’erba, Dino Zoff, per raccontare la sua vita. Parte romantico e finisce scherzando su una fantasiosa ipotetica squadra ideale. “Dura solo un attimo la gloria” (Mondadori, pp. 180, euro 17) è un libro che disegna benissimo l’uomo Zoff – che si inventa scrittore per i nipoti fermando i momenti migliori della sua carriera – e poi ricorda il portiere che tutti abbiamo nella memoria prima ancora dell’allenatore messo da parte troppo presto (la sua riflessione sul sistema calcio va oltre Zeman). Parte da terra per arrivare al cielo, non dimentica nessuno, nemmeno chi gli ha regalato amarezze ed esclusioni. Continua a leggere

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Cartellino Verde ipocrisia

Nessuno ha mai chiesto a Gaetano Scirea, Agostino Di Bartolomei, Giacinto Facchetti o Javier Zanetti di essere quello che sono stati sui campi, “illustrandosi” per le belle giocate e i bei gesti sportivi, non serviva. Lo erano a prescindere dall’agonismo, dai premi, dalle partite. La luce dei fari sopra di loro, le urla delle curve intorno a loro e la legge morale dentro di loro. Adesso la Lega di serie B introduce il cartellino – simbolico – verde per premiare i gesti belli, il fair play e non in campo, ma dopo: nei referti degli arbitri, una medaglia scritta e orale ma non materiale che serve a nascondere la natura del gioco, Continua a leggere

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