Archivi tag: Germania

What a Wonderful World

275811681_712100899791118_7555198102833491622_nZelens’kyj pensa al grande futuro dell’Ucraina, divisa in quattro grandi serie: Netflix, Prime, BBC e HBO.

Se Obama per Clint Eastwood era una sedia vuota, Biden corrisponderà a un divano a tre piazze.

Per Putin vale la regola dell’oligarca: quando voi ancora mangiavate con loro le tartine, noi avevamo già ordinato la quarta vodka, urlando merda. Continua a leggere

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Gerd Müller, il prodigio del domatore

Senza nomeSorrideva d’infanzia

nella folla dei terzini

ad ogni gol. Continua a leggere

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Burgnich, marinaio di terra: tackle e grappa

Il suo nome è fissato, più o meno per l’eternità, nella memoria di ogni italiano affetto da pallonite. Poi ci sono le immagini che seguono il nome, in una sembra un Cristo sacrificato sulla croce di Pelé, sotto il cielo dell’Azteca, la sua mano è distesa alla Goya a cercare il chiodo, mentre la testa del brasiliano segna lasciandolo con aereo stupore a guardare; nell’altra è un palombaro che scende nei fondali marini con Cousteau, ma lo squalo che gli sfugge era Ezio Pascutti. Il resto, tutto il resto, è gloria. Tarcisio Burgnich saltato fuori da un romanzo di Luigi Meneghello, personaggio malinconico con un nome che suonava – come i suoi passi da pistolero sui campi – e che tutti abbiam sempre sbagliato a pronunciare nella celebre filastrocca che si leggeva come una terzina dantesca – Sarti, Burgnich, Facchetti, citata persino dall’elitario Nanni Moretti in “Ecce bombo” – pronunciandolo come se fosse un pugno, invece era un nome da grappa, con la ìch da singhiozzo. Continua a leggere

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PaoloRossi: azzurro collodiano

Tutti, prima o poi, siamo gli immortali di qualcuno, ma non sappiamo mai bene quando accade, quelli come Paolo Rossi, invece, sanno perfettamente quando è successo. È stato un attaccante che dilatava gli attimi e gli spazi, la sponda migliore per ogni area di rigore: la sua immortalità, presente in ognuno di noi e che si sommava a quella – che ci portavamo dietro come un tatuaggio su una spalla – di Gianni Rivera a Messico70, era nei tre gol al Brasile al mondiale spagnolo del 1982. La più bella rivincita dai tempi di Alexandre Dumas e del suo “Conte di Montecristo”, dove la spada erano quei gol ai brasiliani, e poi ai polacchi e ai tedeschi, qualcosa tra Lazzaro, il “Verdetto” e Pinocchio shakerati e portati sui campi di calcio. E per giunta “A las cinco de la tarde”, l’ora cantata da Federico García Lorca. Continua a leggere

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Lozano: volontà e tempi esatti di Dio

Poteva fare il prete, non il gangster come immaginano in molti, alla fine ha fatto il calciatore. Hirving Lozano è probabilmente il calciatore di maggiore talento della sua generazione, tanto che persino il raffinato scrittore messicano Juan Villoro, ai mondiali in Russia, aspettava i suoi gol – «El futbol está hecho de milagros y una vez que alguien hace un diagnóstico negativo, espera como buen aficionado que el “Chucky” Lozano meta un golazo y todo cambie» – che arrivarono: Continua a leggere

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