Archivi tag: Gianluigi Buffon

La telecronaca di Buffon

Nel vuoto dell’Olimpico Gianluigi Buffon si è sostituito alla telecronaca – i giocatori del Napoli sembrava non tirassero in porta per non distrarlo –: urla, che venivano dal passato, dai campetti, e, ordini, che disegnavano il futuro in modo selvaggio. Un sound che teneva insieme la vetta delle sue ambizioni e la fossa delle sue paure. Non se ne è accorto, ma stava già allenando. Surfava tra schemi, in un campo ridotto all’intimità dalle assenze sugli spalti. Per larghi tratti di partita ha ricordato Silvio Orlando che in Palombella rossa, intimava, ossessivo, ma sul bordo di una piscina: «Marca Budavári, marca Budavári, marca Budavári». Sostituendosi e/o affiancandosi alle parole e ai pensieri flebili di Maurizio Sarri. La voce disegnava la sua panchina, anche se Buffon continuava a preoccuparsi della partita. È probabile che lo abbia sempre fatto, non sentito, coperto dalle urla dei tifosi, o che, come Zoff, seguisse le azioni declamandosele dentro, per non perdersi il pallone, per non distrarsi, ma, ora, non si può più nascondere: l’abbiamo sentito. Prima lo vedevamo soltanto. Ora c’è il sonoro.

[uscito su Lo Slalom]

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Napoli, campionato 2017-2018: un bilancio

Volendo parafrasare la massima calcistica di Gary Lineker, che è l’Andreotti del pallone: «Il calcio è un gioco che si fa in undici, e alla fine vince la Germania», potremmo dire: «Il calcio è un gioco che si fa in undici, e alla fine, in Italia, vince la Juventus». Poi, a seconda delle latitudini e con accenti diversi, verrebbero aggiunte le locuzioni: «con merito» e «senza merito». Continua a leggere

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Valentino Rossi: è sempre difficile tornare a casa

All’ultima curva invece di rallentare ha accelerato, sorpassando tutti, ancora una volta. L’ennesima. Pronto a tutto pur di non smettere, pur di non crescere. Un Peter Pan in moto, che si tiene stretto i suoi giochi e le sue acrobazie. Cresciuto in pista, Valentino Rossi, anche se ora non è più un “Paperino con i capelli ossigenati” come lo chiamava Edmondo Berselli, Continua a leggere

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Buffon40

Come in una mano di carte, chiede un’altra stagione, a quarant’anni, Gianluigi Buffon che tutti chiaman confidenzialmente Gigi, uguale al Renzo di Alessandro Manzoni, a testimonianza del suo essere romanzo popolare, prima ancora che portiere della Juventus e della Nazionale. Al momento non si sa che cosa gli verrà servito dalla società: se un altro anno o il pensionamento, per ora fioccano auguri per il compleanno, e per come ci arriva. Continua a leggere

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Buffon, 20 anni ti sembran tanti poi ti volti a cercarli e non li trovi

A dispetto di quello che il mio editor pensa, non ho nessun problema ad ammettere che l’ultima finale di Champions di Andrea Pirlo è stata al di sotto delle aspettative, e che il migliore in campo tra gli juventini è stato un altro, il portiere Gianluigi – che tutti chiaman man­zonianamente Gigi – Buffon. Quella finale è come un nido d’uccello costruito sul ramo più alto, una fatica enorme fatta cercando il cielo. Appare a tutti impalpabile e lontana. Quando Bettega gli rispose che «alla Juventus le occasioni con mancano», era appena finita la finale di Champions League del 2003, Gigi Buffon stava nei corridoi dell’Old Trafford a fumare e chiedersi ad alta voce: quando cazzo mi ricapita una finale di Champions? Quelle parole del dirigente juventino non bastarono, cadde in depressione, Continua a leggere

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