Archivi tag: Gianni Mura

Fossati: cento anni di ebbrezza

mariofossatUna notte, in treno, Fausto Coppi, tornando dal Tour che aveva perso, disse al cronista, e prima amico, Fossati: «Caro Mario, ricordati: nella vita si ottiene tutto prima o poi. Ma tardi e male». C’è tutto Coppi in questa frase, e tutto Fossati, uno straordinario testimone dell’Italia sportiva e non: migliore in assoluto. Restituita con un linguaggio moderno, limpido, perfetto. Continua a leggere

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Sabatini: problemi con le curve aziendali

sport_sabadini_roma_conferenza_stampaNel film “Trouble with the Curve” (2012) Clint Eastwood è Gus Lobel: un anziano talent scout degli Atlanta Braves, ritenuto uno dei migliori nel settore, con un problema all’occhio e una estraneità ormai al suo mondo. Ritaglia gli articoli dai giornali di carta per il suo archivio di giocatori. Dall’altra parte ci sono “i giovani” con altri metodi, le statistiche, i computer e la fretta. Continua a leggere

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Giannimuratessen

Codice Mura: introduzione del reato di insalaticidio e di lesa caciopepità.

Non collaborava alla guida per non passare da Giuda, rispettando sempre l’osteria che è la storia, e non cambiando mai se stesso, se non per gioco. Così al massimo da Gianni Mura diventava il sale di Umani Grani.

Bisogna bere per ricordare e mangiare per dimenticare diceva Manuel Vázquez Montalbán; con Mura, che non mangiava e beveva da solo, si evocava sempre, non si dimenticava niente. Continua a leggere

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Laurent Fignon: il ciclista con gli occhiali

Voleva essere un veterinario – come Marco Ferreri – ma poi ha preso a pedalare, cominciò con “Pédale-Combs-la-Ville”: prima gara, prima vittoria. Poi vennero due Tour de France (1983 e 1984) e un Giro D’Italia (1989) e un mucchio di altre gare, era quello con gli occhiali d’oro – come un racconto di Giorgio Bassani – e il codino da hippie. Non era uno travestito da artista, ma un artista vero. Continua a leggere

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Corso: Fred Astaire da dribbling

Mariolino Corso era una incarnazione serpigna, l’ultima possibilità per piede sinistro in Italia. Annoverabile nel movimento dei calciatori svogliati, ma non lo era. Esitante sì, quasi non avesse chiaro il quadro del suo talento. E proprio nelle sue esitazioni c’era il calcio dell’Epoca che riassumeva. Aveva solo un piede per calciare e se lo faceva bastare. Come Garrincha una finta sola, sempre la stessa, ma efficacissima. Corso suppliva alla corsetta e alla lentezza con il piede sinistro di Dio – battezzato a Tel Aviv nell’ottobre del 1961 da Gyula Mándi dopo una partita dell’Italia – che richiamava i western, quasi si aggirasse per i campi a raccogliere taglie, segnando. Continua a leggere

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