Archivi tag: Gianni Rivera

I palloni della nostra Bellezza perduta

452548ef-79ae-4de4-aac2-41fea6514a6b-u333014692079404og-452x450corriere-print-nazionale1-kcec-u33301481328689vhg-656x492corriere-web-sezioni_MASTERSono emersi come reperti archeologici, anzi sono piovuti dal cielo, tornando nella piazza che era stata immaginata come campo. Tanti palloni – consumati e no, bianchi e neri, anche colorati, ne ho contati 54, quindi 54 partite interrotte – che erano stati tiri sbilenchi, imperdonabilmente calciati senza coordinazione e finiti sul tetto della chiesa San Tommaso di Ascoli Piceno. Ed è subito Costantino Rozzi, Carletto Mazzone, Vujadin Boškov, Walter Casagrande e il Corinthians, Hugo Maradona, Dirceu e persino Oliver Bierhoff, e chiunque seguisse il calcio negli anni Ottanta e poi Novanta saprebbe continuare con altri nomi, quando le squadre anche quelle lontane dai posti dove abitavi erano il principio di una passione comune. Continua a leggere

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PaoloRossi: azzurro collodiano

Tutti, prima o poi, siamo gli immortali di qualcuno, ma non sappiamo mai bene quando accade, quelli come Paolo Rossi, invece, sanno perfettamente quando è successo. È stato un attaccante che dilatava gli attimi e gli spazi, la sponda migliore per ogni area di rigore: la sua immortalità, presente in ognuno di noi e che si sommava a quella – che ci portavamo dietro come un tatuaggio su una spalla – di Gianni Rivera a Messico70, era nei tre gol al Brasile al mondiale spagnolo del 1982. La più bella rivincita dai tempi di Alexandre Dumas e del suo “Conte di Montecristo”, dove la spada erano quei gol ai brasiliani, e poi ai polacchi e ai tedeschi, qualcosa tra Lazzaro, il “Verdetto” e Pinocchio shakerati e portati sui campi di calcio. E per giunta “A las cinco de la tarde”, l’ora cantata da Federico García Lorca. Continua a leggere

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Ibrahimović: un progetto nel passato

Il Milan, la squadra che doveva scrivere il futuro, chiede aiuto al passato. Più Barnum che Berlusconi & Galliani, più circo che pallone: ecco il ritorno di Zlatan Ibrahimović, che sarà anche più cattivo di quando otto anni fa lasciò la squadra, ma ha anche un mucchio di partite in più ed è un quasi quarantenne che da due anni gioca negli Usa, con i Los Angeles Galaxy, un posto dove si va a riflettere sulla pensione continuando a giocare con un ritmo lento e con le marcature larghe; c’è passato anche Andrea Pirlo, Continua a leggere

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L’ultima cena del principe della zolla

Le ultime parole scritte da Giovanni Luigi Brera, nato l’8 settembre 1919 a San Zenone Po, furono per Ambrogio Luigi Pelagalli da Pieve Porto Morone. Era la sera del 19 dicembre del 1992 e al ristorante il Sole, a Maleo, si erano visti, Brera c’era andato a mangiare il ragò d’oca, con convocazione del Pelagalli a metà cena e dopo la chiacchierata si era scritto sul taccuino che avrebbe dovuto parlare dell’ex calciatore del Milan di Rocco a Braida e Galliani. Come accaduto al tennista Michael Joyce con David Foster Wallace erano annodati per sempre da uno scritto. Continua a leggere

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Tom Brady: quarterback e gentiluomo

È il migliore, non il più grande. Tom Brady è il quarterback – gioca nei New England Patriots – più intelligente, più scaltro, più motivato e vincente della storia del football americano, ma non è il più grande, perché privo di pathos. È una Serena Williams rovesciata – perché bianco – che colleziona record e vittorie, mette in fila Super Bowl e rimonte, ma non riscalda i cuori. Continua a leggere

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