Archivi tag: Goffredo Parise

Librerie nemiche del popolo

Dove un tempo c’erano gli scaffali di Adelphi ora c’è il castello di Hogwarts – nella riproduzione della Lego – con Harry Potter che si è sostituito a Bobi Bazlen. A forza di tirare dentro le librerie la riproduzione di quello che era uscito dalle pagine dei libri: le hanno trasformate nei posti meno frequentabili per chi le ama davvero. Con il mercato come unico parametro – stravolgendo gli scaffali e sovvertendo il tempo che i romanzi dilatano e i saggi provano a smontare – quello che rimane sono le classifiche, e i personaggi che le animano. Di scrittori nemmeno a parlarne. Si può riassumere lo stravolgimento in pochi passi: la faccia dell’autore passa dall’essere un mistero per chi legge fino all’apparire in quarta di copertina – una epifania, come raccontò Baricco che da giovane cercava il viso del musicologo Massimo Mila – e da lì, con carpiato di pixel, diventa immagine sulle pareti feltrinelliane, per poi arrivare a farsi murale nel contesto raccontato: Pasolini va in periferia, a Calvino spetta l’attico. Continua a leggere

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I tre giorni del Condor applicati alla cultura italiana

Dice Mario Vargas Llosa che un romanzo, se è un buon romanzo, “ci libera dalla nostra condizione limitata facendoci vivere in modo più ricco e più profondo”, da questo possiamo dedurre come mai siamo così annodati e poveri quando entriamo ma soprattutto quando usciamo da una libreria. Perché a volerne cercare, negli ultimi dieci anni, facciamo quindici ma pure venti, di romanzi italiani capaci di salvarci: diventa dura. Continua a leggere

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Un anno di libri

Ancora tra il marziano di Ennio Flaiano e la zia di Alberto Arbasino, eccola l’Italia dei libri. Riassumibile in una canzone di Rino Gaetano: Andrea Camilleri che dribbla Fabio Volo e Paolo Cognetti che passa a Dan Brown e Ken Follett che guarda Carlo Rovelli marcato da Alan Friedman che aspetta Elena Ferrante. Aggiungete un coro di giallisti, qualche balilla e molta tivù: il paesaggio italiano con zombi tra presepe e condominio. Continua a leggere

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La borraccia di Parise e le valigie di Repubblica

Ma dopo che Repubblica ci ha fatto vedere le foto delle valigie di quelli che stavano lasciando l’hotel di Rigopiano, dopo che ci ha fatto sentire la prima chiamata di aiuto, dopo averci fatto vedere il penultimo morto e l’ultimo estratto, che cosa rimane? Forse, attraverso questa somma di inutili dettagli, vuole dirci che non ha uno capace di scrivere un pezzo indimenticabile; per dire, io, di tutto il Vietnam mi ricordo una borraccia bucata da un proiettile: ed era un pezzo di Goffredo Parise.

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L’ora della focomelia intellettuale

Poi passarono gli anni e la libertà aveva fatto tutto quello che doveva fare. Aveva ricostruito le nostre vesti, il nostro paese. L’azione era finita, cominciava l’amministrazione. Per tutto. E qui apparvero in tutta la loro forza impiegatizia e burocratica i partiti politici a praticare un’arte ben diversa da quella letteraria, di certo molto più potente, infinitamente più potente e forse utile, chissà? detta l’arte della politica, che nel nostro paese credo abbia dato i risultati più geniali del mondo. Continua a leggere

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