Archivi tag: guerra

Cerasa e guera nun fa primavera

16bc7158a8bcee7922f909fb5e515d95Ogni volta che un italiano parla di guerra si dovrebbe prima ricordare di Alberto Sordi. Se poi è un direttore di giornale allora tripla razione di Alberto Sordi. Prendo solo l’ultimo, Claudio Cerasa, del Foglio, che parla di metodo Will Smith da applicare a Putin. A parte che è evidente che Cerasa non distingue uno schiaffo da un pugno, e sono fortune, poi c’è anche il problema che non distingue nemmeno i ruoli. In questa guerra tra Russia e Ucraina Erdoğan sembra Andreotti, che non a caso era quello che votava Sordi. E torniamo ad Albertone che raccontò a Benvenuti (il grande sceneggiatore, Leo, non l’attore) la sua guerra. Continua a leggere

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Vladimì, fai meno

Santissimo Vladimiro, la faccia mia – ma soprattutto quella di Molinari – sotto i piedi tuoi, ti scrivo per dirti: e che è? Basta, e che miseria. Kiev, Mariupol, Odessa, Kharkiv, Cherson. Hai fatto troppo. Eravamo rimasti che era una cosa per spaventarli, e invece te mise a fa st’ammuina? Il mio appello più che umanitario è un appello di sopravvivenza: hai idea di che vuol dire passa’ n’ata jurnata a senti’ Giletti ca’ ‘uerra ‘ncapa che cita Buzzati, Roberto Saviano che parla di mafia russa co’ Mohylevyč che ha pigliato ‘o posto dei casalesi, Paolo Mieli con la maglietta della Nato che dice di entrare in guerra, Orsini che te ti dà ragione piangendo davanti alla maglietta di Mieli, la gente non campa più: conosco giudici che invece ‘e scrivere ‘e sentenze fanno gli inviati di guerra, no che Kiev, dal salotto. Continua a leggere

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Lost in Russian hockey

3530L’altro giorno ho raccontato l’importanza dello sport e gli errori di chiusura dell’OccideNato. Poi sul Guardian ho letto di Alexander Ovechkin, il più grande giocatore di hockey russo, un putiniano di ferro, che, però, ha detto che sì, Putin è il suo presidente, ma lui è contro la guerra. Vi sembra poco? A me no, perché in Russia la parola guerra non si può dire. Meno ancora si può dissentire dalla decisione. Continua a leggere

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La borraccia di Parise e le valigie di Repubblica

Ma dopo che Repubblica ci ha fatto vedere le foto delle valigie di quelli che stavano lasciando l’hotel di Rigopiano, dopo che ci ha fatto sentire la prima chiamata di aiuto, dopo averci fatto vedere il penultimo morto e l’ultimo estratto, che cosa rimane? Forse, attraverso questa somma di inutili dettagli, vuole dirci che non ha uno capace di scrivere un pezzo indimenticabile; per dire, io, di tutto il Vietnam mi ricordo una borraccia bucata da un proiettile: ed era un pezzo di Goffredo Parise.

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Estetica della disperazione

C’è una fatalità generica che conduce tutto nello stesso punto, con gli uomini che muoiono e le cose che restano. E non ci sono casi strani ma pieghe, avidità assortite e tristezze irrimediabili.   In sottofondo notiziari internazionali: «sia fatta la volontà di Dio». Rimane il pianto, unica lingua conosciuta. L’estetica della disperazione conserva la forza della scultura con tutto il suo carico d’incomprensibilità. Ci sono stanze, a volte – persino campi – d’inclemenza, e mai giustizia fino in fondo. Questa, si serve di gente che mangia carne in scatola davanti a brevi crepuscoli,  custodendo tutta vita: misteri banali. Impossibile precisare chi o cosa difendono. Li troverai a fumare davanti alle porte del dolore, senza dubbi sull’esistenza del proprio cuore.

photograph by bettmann-corbis

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