Archivi tag: india

Arundhati Roy: meglio 50 giorni da orsacchiotto

Come insegnava Massimo Troisi: bisogna ricominciare da tre, perché il secondo, che sia romanzo o film, si sbaglia. Lo avevamo visto già con Harper Lee: non bisognerebbe tornare anni dopo a insidiare se stessi, Arundhati Roy lo ha fatto, con “Il ministero della suprema felicità” (Guanda), ed è inciampata. Partita come sceneggiatrice, aveva convinto tutti venti e fischia anni fa con “Il dio delle piccole cose”, poi si era messa a donchisciottizzare contro dighe e multinazionali, portandosi la politica e le ossessioni conseguenti dentro la scrittura, di cui questo ultimo romanzo risente. Vorrebbe essere Franzen, ma sembra Veltroni con il suo ultimo film “Indizi di felicità”. Parte da Nâzım Hikmet – già malamente usato da Özpetek – per spiegare al lettore che tutto il suo viaggio indiano da Delhi a Delhi: sobborghi, bordelli e rifiuti, sarà questione di cuore. Continua a leggere

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Drappeggiati e cuciti

Nel mondo esistono due tipi di civiltà, dichiarava solennemente Rossellini, che si distinguono in base al tipo di abiti indossati dalla gente. Da una parte c’è la civiltà dei «drappeggiati», e dall’altra quella dei «cuciti». Le persone drappeggiate tendono a essere rilassate, meditative, calorose, comunicative, più sensuali e meno alienate. Le persone cucite sono più efficienti, ma tendono a essere nervose, fredde, incapaci di esprimere le propri emozioni, sessualmente frigide e tendenzialmente paralizzate da un’implacabile malinconia. I greci e i romani, osserva, erano drappeggiati; i nordici cuciti. I cattolici di norma erano drappeggiati; i protestanti cuciti. E gli indiani? Per Rossellini, gli indiani erano la quintessenza della civiltà drappeggiata, come dimostrato da sari, dhoti e lungi. Ecco perché, teorizzava Rossellini, gli indiani cercavano di aprire la propria mente a ogni forma di conoscenza e ambivano a una sintesi poetica del mondo. Ed era proprio questo che lui intendeva mostrare nei film che avrebbe girato in India.

[Dileep Padgaonkar, Stregato dal suo fascino, Roberto Rossellini in India, trad. Anna Nadotti e Norman Gobetti, Einaudi, 2011, p. 71]
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Da Rutelli al Partito Comunista Cinese: metodi e ricerca

In tribuna c’è Francesco Rutelli, ormai dirigente ritirato a vita privata – una sorta di Ferguson – che paragona la Margherita alla cantera del Barcellona per capacità di produrre talenti. In mezzo al campo, c’è l’arbitro Boldrini che sentenzia l’elezione di Mattarella senza nemmeno doversi più chiedere attraverso Concita De Gregorio – come avveniva per i tedeschi ai danni del Brasile – perché non si fermano? Davanti ai voti che fioccano inaspettati, proprio perché dichiarati. L’ultrà Moretti che inveisce proprio contro Rutelli e Fassino, urlando: «con questi dirigenti non vinceremo mai», è la dimostrazione che il calcio è attesa e lenta costruzione e soprattutto che la curva non sa aspettare. Continua a leggere

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Singapore songlines

La luce opaca, il temporale pomeridiano, l’alta temperatura costante: una ciclicità del tempo rotta solo dall’avanzare delle costruzioni come eruzioni di un vulcano, salgono verso il cielo e modificano quello che sta intorno. Singapore è un sogno lungo un giorno. Ha strade di canti, spettacoli di mostri meccanici, parchi con colonna sonora e città in grattacielo (Toa Payoh). Una voracità che si respira nell’aria, si legge sui volti della gente, che contrasta con la compostezza e l’ordine del sistema. E un moto proprio – credo che sia l’unica partita come una Chinatown e finita ad avere un pezzo di Chinatown – che l’ha portata a trasformarsi e trasformarsi e trasformarsi. Continua a leggere

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La versione di Yogesh

Eccoci qua, in posa, per il “Times of India”, mio fratello Ramesh, mia sorella Felicia, di fianco a mia madre Radhika, a seguire papà Suresh, e dietro, ci sono io, Yogesh: la famiglia Saldanha al completo, e siamo ricchi. In pratica metà Mumbai è nostra, e l’altra metà pure, è nostra indirettamente, siamo noi l’economia di questo posto, o almeno così la raccontano i giornali che sanno solo una parte della storia. Questa foto è stata scattata prima della mia partenza, ci tengo molto, sapete come quelle vecchie cartoline di città che poi sono cambiate, adesso sono un’altra persona, dopo sei mesi, sono dimagrito, ho i baffi e ancora più soldi. E il mio migliore amico è il tapis roulant, lo so, potrei fare di meglio, lo dice anche mio padre, ma è grazie a lui se ora sono diverso (al tapis non a mio padre), e oltre alle tante rupie ho intorno anche altro, cioè, io ora vedo anche altro, sarà per via del bilanciamento delle proteine. Ho cambiato città, non lingua, ambiente, non livello, alimentazione e abitudini, non capacità d’acquisto né di spesa. Continua a leggere

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