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Burgnich, marinaio di terra: tackle e grappa

Il suo nome è fissato, più o meno per l’eternità, nella memoria di ogni italiano affetto da pallonite. Poi ci sono le immagini che seguono il nome, in una sembra un Cristo sacrificato sulla croce di Pelé, sotto il cielo dell’Azteca, la sua mano è distesa alla Goya a cercare il chiodo, mentre la testa del brasiliano segna lasciandolo con aereo stupore a guardare; nell’altra è un palombaro che scende nei fondali marini con Cousteau, ma lo squalo che gli sfugge era Ezio Pascutti. Il resto, tutto il resto, è gloria. Tarcisio Burgnich saltato fuori da un romanzo di Luigi Meneghello, personaggio malinconico con un nome che suonava – come i suoi passi da pistolero sui campi – e che tutti abbiam sempre sbagliato a pronunciare nella celebre filastrocca che si leggeva come una terzina dantesca – Sarti, Burgnich, Facchetti, citata persino dall’elitario Nanni Moretti in “Ecce bombo” – pronunciandolo come se fosse un pugno, invece era un nome da grappa, con la ìch da singhiozzo. Continua a leggere

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Corso: Fred Astaire da dribbling

Mariolino Corso era una incarnazione serpigna, l’ultima possibilità per piede sinistro in Italia. Annoverabile nel movimento dei calciatori svogliati, ma non lo era. Esitante sì, quasi non avesse chiaro il quadro del suo talento. E proprio nelle sue esitazioni c’era il calcio dell’Epoca che riassumeva. Aveva solo un piede per calciare e se lo faceva bastare. Come Garrincha una finta sola, sempre la stessa, ma efficacissima. Corso suppliva alla corsetta e alla lentezza con il piede sinistro di Dio – battezzato a Tel Aviv nell’ottobre del 1961 da Gyula Mándi dopo una partita dell’Italia – che richiamava i western, quasi si aggirasse per i campi a raccogliere taglie, segnando. Continua a leggere

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Sarri – Gattuso: è il “titulo”che fa il comandante

Per amare Sarri bisogna avere meno di diciott’anni come per leggere Nietzsche; Gattuso, invece, si può amare anche da vecchi, perché non promette prese di palazzo né rivoluzioni, ma “solo” qualche “titulo”. L’altra sera, dopo una partita scialba dove il Napoli era più squadra della Juventus giocando in modo allegriano, si sanciva il vero definitivo passaggio da un comandante all’altro, con la messa in soffitta – in massa – del sarrismo, dopo il passaggio troppo breve e senza “tituli” di Carlo Ancelotti. Continua a leggere

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Gianni Mura: (se)vero padre della scrittura artigiana

L’unica volta che era stato costretto a riscrivere un pezzo era stato quando aveva cercato di fare Gianni Brera. Un desiderio che si era infranto davanti alla lettura di Gualtiero Zanetti, direttore de “La Gazzetta dello Sport”, che gli aveva strappato l’articolo con i “struggle for life” e “se capiss”, “crapottone” e “Weltanschauung, pirlare e saudade”, e pregato di riscriverlo. Dopo, Gianni Mura – che è morto a 74 anni a Senigallia –, aveva dovuto passare il tempo a dribblare tutti quelli che gli davano dell’erede o del nuovo Brera. Era stato condannato ad essere Brera in contemporanea prima e in eredità poi, un Brera meno compiaciuto con radici diverse e interessi allargati, sempre orso ma più buono, non aveva nazione ma città, Milano, costretto ad inseguire e raccontare il gesto non in assenza di immagini – come era accaduto spesso a Brera – ma in sovrabbondanza. Continua a leggere

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Antonio Conte: l’uomo che fa più paura alla Juve

Come annunciato da tutti i meteo calcistici: l’uragano Antonio Conte è arrivato sul campionato italiano, frapponendosi tra il potere della Juventus e l’ambizione del Napoli. Quelle che fino alla prima di campionato erano paure indotte dal passato: ora sono realtà, perché la sua Inter – ancora da registrare e con aggiunte in arrivo – è apparsa già a livello delle altre due, travolgendo il calcio del Lecce. Continua a leggere

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