Archivi tag: Iraq

T’immagini l’India ai mondiali?

Da allenatore a blogger, Bora Milutinović non riesce a stare fermo. Per la seconda volta nella sua lunga carriera di coach (Mexico, Costa Rica, Usa, Nigeria, Cina Honduras, Giamaica, Iraq e un mucchio di club) è senza squadra a un mondiale, ma non si è perso d’animo, lavora per una radio mexicoamericana e spiega il calcio ai cinesi attraverso il suo blog, «venti milioni di contatti, per ora», dice orgoglioso. Continua a leggere

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Bane

Felipe DanaSono cominciate le evacuazioni delle zone A-E della Campania, con l’aiuto dell’esercito americano e dopo mesi di trattative, con molta lentezza, la maggioranza dei cittadini ha accettato di lasciare la regione. Anche ora con l’esodo forzato in corso, e con l’accettazione delle decisioni governative e l’appoggio della Nato, le manovre non sono affatto facili. Continua a leggere

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America a pezzi

Dici Sigonella, pensi Craxi, ti perdi l’oceano. E un mucchio di umanità. Perché oltre il filo spinato, i ventilatori grandi motori d’aerei, il Tyson allegro in mimetica che la targhetta al petto chiama soldato Johnson, un Beckham intellettuale che porta scritto sopra cuore:  soldato Iraft,  il carabiniere: baffi, noia e paletta, sudato, sotto un cartello che racconta gli incidenti stradali di mese, settimana e giorno, con cause, numero feriti e morti; c’è la Nas (Naval Air Station) di Sigonella: Truman show, Disneyland e America beauty in divisa. Continua a leggere

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In caso di annegamento

Il marine Butcher ha accettato di sottoporsi al test Carter del dottor Marcus, perché quello che è accaduto a chi ha condiviso la sua stessa esperienza è inquietante. Butcher è stato in Afghanistan e Iraq, è un tiratore scelto, ha ucciso molta gente. E non ha rimorsi. Non ha mai fatto uso né di droghe né di alcol, è un soldato perfetto: crede in dio e fa quello che gli viene ordinato, in questo ordine. Ama la sua patria e non ne mette in discussione la politica estera. Charlie Butcher è l’unico della sua squadra a non essersi ucciso, una volta tornato in patria. Negli ultimi mesi ci sono stati 23 casi di annegamento, tutti i tiratori scelti tornati dal fronte si sono annegati, stessa modalità, nessun biglietto. E l’esercito ha chiesto al dottor Marcus di indagare, e lui ha creato il test Carter che dovrebbe disegnare il profilo emotivo e psicologico dei tiratori scelti rimasti. Butcher è risultato 0, immune all’emotività e con un profilo modalità White, che ha molto sorpreso Marcus, perché ai parametri 0 e White aveva affidato le basi, per capire le x e y degli assi cartesiani. Quindi Butcher risulta neutro, immune a tutto, potrebbe essere modellato per tutto, è stato educato a dio e patria (niente famiglia) ma poteva essere anche ateo e senza paese. Ma il dato rilevante è la totale mancanza del senso di colpa, quello che ha divorato gli altri marine, non ha scalfito Butcher. Continua a leggere

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when i’m on my own

Dalla Puerta del Sol a Wall Street c’è lo stesso parallelo, Madrid  e New York stanno sedute sul 40esimo, e si passano l’indignacion – da stomaco a bocca – che negli Usa diventa occupation (di Wall Street). Hanno cominciato i greci, in pochi ne hanno ascoltato le proteste, anche perché erano cicale, Strauss-Kahn ancora non imputato ma giudice e padrone, li aveva zittiti, consigliando di lavorare, anche se si moriva per strada. Poi, è partita la rivoluzione islamica: Tunisia, Egitto, Libia, Siria. Dopo, sono arrivati gli spagnoli, e lì c’era da ascoltare, anche perché avevano occupato una piazza in pianta stabile. Intanto, bruciava Londra, ma era una rivolta per le cose, durata poco, più saccheggio che ideologia. Infine, è arrivata l’America, con una protesta nella stanza dei bottoni, Wall Street, e lì non puoi far finta di nulla, devi farci i conti per forza, e andare indietro con un lungo flashback, sì, c’è Michael Moore alla cinepresa, e tanti attori intorno, ma il film riguarda noi, gente normale. E mentre già partono i paragoni col il movimento hippy, segniamo la differenza: loro lottavano per mantenersi vivi, dovevano scampare una guerra, e avere un futuro. I ragazzi di oggi, lottano per avere una vita, e un presente. Una coscienza diversa dagli hippy, che sperimentavano e potevano permetterselo, a New York c’è una maggiore consapevolezza, sanno cosa colpire, il male diffuso è l’economia che ha sostituito la politica  (in Vietnam ci dovevi andare per forza, in Iraq ci vai per pagarti l’università, il muto della casa). Continua a leggere

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