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Tentativo di esaurimento di Moravia

Ha cercato a lungo una pagina che lo guidasse per il suo libro su Alberto Moravia, poi è volato in Italia. Tre giorni a Roma: interviste con le donne dello scrittore e visita alla sua abitazione. A lui sembra di perdere tempo. Joyce, invece, è entusiasta della città e dell’atmosfera, a lei non interessa il suo saggio ma questi giorni di vacanza. Dicembre inoltrato e c’è un sole da primavera, dopo aver passeggiato a lungo per i fori, ha deciso di andare a Sabaudia: la città giovane e di marmo voluta dal Duce, le ville sul mare, la sua tranquillità, l’atmosfera di luogo d’élite persa, il posto dove Moravia consumava l’estate. Gli è parsa l’unica via d’uscita. Non sa perché si è trascinato fin qui, ha anche preso un anticipo da una rivista per un articolo sui luoghi di Moravia che non ha voglia di scrivere. Continua a leggere

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Here comes the pain

“Il Presidente del consiglio Silvio Berlusconi questa mattina, a Milano, è stato colpito da un attentatore, pare di origine algerina, identificato come Nim, non sappiamo ancora se questo è il suo nome vero o il suo nome in codice, le condizioni del premier sono apparse subito gravi. Raggiunto da due colpi: uno all’addome, l’altro al viso. È stato subito elitrasportato all’ospedale San Raffaele di Milano. Berlusconi si era fermato come di consueto a salutare la gente che lo acclamava numerosa, prima di intervenire in un convegno voluto da Don Verzé, sull’ urgenza di una nuova morale”. La voce di Ernesto Paolozzi, inviato del Tg1, era davvero percorsa da paura ed emozione, aveva assistito all’attentato, aveva visto tramortire l’algerino e soprattutto aveva visto cadere il Presidente, sanguinante e addormentato. “Se un uomo così perde coscienza, il paese è smarrito”, ecco questa era la frase da dire, al prossimo collegamento. Gli hanno chiesto di rimanere sul luogo dell’attentato con l’operatore, e lui ha dalla sua il tettuccio dell’auto schizzato di sangue, ma non sa se annunciare al direttore di avere quelle immagini, o tenerle per il dopo. Trema, Paolozzi, e anche l’operatore, Ernesto Rossi, bianco in viso, fuma voracemente. Lui, in un attimo di adrenalina, gli ha detto: “siamo nella storia”. Ma quello ha alzato le spalle. E allora Paolozzi si è messo a scrivere, non vuole perdere dettagli. Sa che lo shock cancella parti intere di ricordi, e allora scrive freneticamente, e poi salta in piedi, si aggiusta il nodo della cravatta e il bavero della giacca di lino, ogni volta che chiamano il collegamento da studio, praticamente ogni cinque – sette minuti. Continua a leggere

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