Archivi tag: Jobim

Garibaldi, monarca del tempo: febbre, tifo e spada

Nizza. Al terzo bicchiere di Jack Daniel’s, la lingua del generale Giuseppe Garibaldi si scioglie. Tutta la ritrosia che mi aveva mostrato scompare, la distanza si annulla, e viene fuori la verve oltre la sua voglia di raccontare quaranta anni di battaglie sempre in attacco. Lo incontro, al bar dell’Hotel “Le Negresco” sul lungomare di Nizza, in compagnia di altri due italiani, che passano l’estate con lui e Anita: Luciano Bianciardi, scrittore, e Bettino Craxi, politico. Me li presenta dicendo: «Qualcuno se li ricorderà». E prima che io possa replicare, lui, è già partito con i ricordi. Svelando cose che farebbero invidia a Denis Mack Smith. «Nizza fu una idea di mio padre, sa come sono i padri, pensano che un Napoleone Primo sia meglio del Rio de la Plata: Continua a leggere

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Non c’è che una stagione: l’estate

Quando dice: «io provo a fare commedie», abbassa la voce, ed è lì che viene fuori l’Enrico Vanzina che non insegue suo padre Steno ma prova a continuare la sua lezione, con amore, senza gara, anche dopo aver sceneggiato più di cento film. È bravissimo nel raccontare le storie della sua vita, nell’evocare i ricordi, cambiando voci e lingue, recitando gli incontri, mimando le facce e la gestualità delle persone conosciute, alternando leggerezza e malinconia, dettagli e campi larghi, è il cinema che si fa a parole, quello che precede la scrittura e poi il girato: che spetta all’altro pezzo della coppia, il fratello Carlo. Insieme possono dire di aver vissuto e di averlo saputo raccontare. A loro si deve il film che dopo “Il sorpasso” di Dino Risi è riuscito a catturare il sentimento dell’estate: “Sapore di mare”. «Noi volevamo proprio evocare “Il Sorpasso”, che rimane il film più bello del cinema italiano: un viaggio, una auto, due amici, ferragosto e il senso della vita. Abbiam cercato anche Catherine Spaak ma non poteva. E, poi, proprio quelli che i produttori non volevano, sono stati gli attori che più hanno beneficiato di quel film». Continua a leggere

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Ghiaccio-Nove (refrain)

Una delle prime spedizioni del dottor Marcus, fu al polo Sud, ma solo anni dopo rivelò quello che aveva scoperto. Il suo interesse per il ghiaccio si deve all’amicizia con Felix Hoenikker, scienziato nucleare, e padre della teoria Ghiaccio-Nove, che tutti conoscete. È risaputo che l’uomo insegue il benessere e un certo tipo di calore, quindi a Marcus interessavano il disagio e un certo tipo di freddo sotto lo zero. Poi, al solito, ci mise del suo, sostenendo che il ghiaccio avesse una sua melodia, come certe nuvole di calore avevano a che fare con la musica africana e si erano raffinate con i suoni di Jobim. Marcus arrivò a dire che all’interno del ghiaccio c’era una melodia che poteva essere fatta uscire nel passaggio tra lo stato liquido e quello solido. E la melodia è data dalla quantità di ghiaccio analizzata, per dire: in un iceberg ci sono Beethoven e una orchestra (l’esempio spiazza lo so, ma provate a immaginare). Ovviamente il ghiaccio fa a meno delle parole avendo la potenza del suono. Le chiacchiere si sa diminuiscono il potere della musica. Per questo i musicisti e la musica si rifugiano proprio nel nucleo solido del freddo, cassa armonica per pochi. Ci sono intere sinfonie ancora da scoprire ai più, che però, Marcus, ha tirato fuori e catalogato in un file, chiamato “Shackleton216”. Continua a leggere

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