Archivi tag: Joe DiMaggio

Il condominio

Dice: Ma come fai a leggerli? Semplice, c’è bisogno di un giornale disposto ad accogliere quello che scrivo dopo aver guardato le classifiche e le novità, essermi vestito – di solito con una polo, una felpa, un paio di jeans e delle scarpe comode – aver raggiunto la libreria, scelto e comprato un titolo, essere ritornato a casa e dopo averlo aperto a pagina uno proseguire fino ai ringraziamenti, come se fosse Lev Tolstoj. Continua a leggere

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Sorry guys

Quando Woody Allen tornerà a New York per girare l’ultimo dei suoi film e dovrà aggiornare l’elenco di cose per le quali vale la pena vivere, aggiungerà – magari subito dopo Joe DiMaggio – vedere due italiane sfidarsi agli Us Open, battersi e urlare con una racchetta in mano. Alla fine ha vinto Flavia Pennetta su Roberta Vinci, in due set con il punteggio di 7-6 e 6-2. Separato da una rete, c’era un sogno comune alla loro generazione: uscire dalla curva della provincia e salire in cima, sulla vetta del tennis. Ora che ci sono riuscite, che hanno portato la loro infanzia a New York – che è l’indirizzo di buona parte dei sogni – fanno fatica a crederci. Continua a leggere

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Una lettera d’amore, scritta da Elvis Presley

Ethan LevitasTutti conoscete la storia di David Levit, quello che fece e come si concluse la sua esistenza, quello che non sapete sono le cause che lo portarono a compiere quei gesti che furono titoli di giornali e infinite discussioni in tv. Perché c’è una grammatica per tutto. E in fondo alla strada, con il giorno che se ne va, c’è di sicuro qualcuno che può insegnare quella che fu la scelta di David Levit. Sì, certo assassino, qualcuno aggiunge con ragione, ma i tribunali non contemplano ragione davanti alle decisioni di violenza. La sua fu una triangolazione di calore e cuore, Continua a leggere

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un santo a corrente

Yann GrossMister Willis, ha scelto il fuoco, e se lo porta sullo stomaco, no, non si tratta di ulcera ma di un costume. È un supereroe da Luna Park, nell’Ohio è più famoso del presidente Obama, ci crediate o no. Qui, lo vedete durante una pausa di lavoro. Si occupa di lottare contro i rumori migranti che assillano i bambini, che per brevità chiamiamo: terrore. Anche contro i messaggi che generano paura, è una creatura del silenzio che rimette tutti in pace col mondo. Come solo certe giocate di Joe DiMaggio, niente da dire, Mister Willis e le sue orbite comunicative hanno salvato molte infanzie dagli incubi.  Nell’unica intervista concessa per lo studio sui nuovi supereroi condotto dal dottor Marcus, diceva di aver capito il suo potere guardando Jerry Lewis nella gag della macchina da scrivere, ma i dettagli sono segretati, e quindi possiamo solo attribuire alla capacità di Lewis di vedere e usare un oggetto che non c’era, rendendolo visibile, proprio come Mister Willis vede e usa il terrore che i bimbi si portano dentro e che al Luna Park appare evidente, almeno ai suoi occhi. Continua a leggere

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A nation turns its lonely eyes to you

La passione del dottor Marcus per Marilyn è nota, come l’ammirazione per Joe DiMaggio l’unico che la trattò bene, prima e dopo, in vita e in morte. Per questo ha chiamato il sistema che registra le traiettorie degli uccelli joedimaggio, in omaggio al campione. Ed è curioso leggere il nome del giocatore sul quadrante mentre scorre un video di nuvole e volatili, certo anche ne “Il vecchio e il mare” di Hemingway si legge molte volte, ma ha una sua normalità, rispetto a una mappatura di traiettorie aeree. Marcus ha messo in relazione le palle colpite da DiMaggio e i tragitti dei volatili, c’è un grafico di componenti che è di una bellezza pittorica, di cui persino Gay Talese direbbe bene, e il vecchio Joe chiederebbe: «What did you see?». Marcus ha visto molte cose nelle battute di Joe, che quando ha conosciuto lo scienziato ne è stato rapito. Per entrambi un incontro memorabile. Il dottor Marcus sostiene che DiMaggio: «masticava e consumava l’aria, oltre a donare destini alle palle. Bisognerebbe riempire le strade americane col suo nome, e non basta. Quando andava a ricevere: i componenti prendevano posizione, il vento si posava, e lui, Joltin’ Joe, lucidissimo colpiva. Potevi giurarci. Il collegamento con le migrazioni e le traiettorie è venuto naturale». Continua a leggere

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