Archivi tag: Johan Cruyff

Gigi Radice: l’allenatore che sentiva fischiare i gol

Aveva gli occhi di ghiaccio e la faccia da imperatore romano. Un po’ Bruto, molto Cesare. Era un grande stratega, Gigi Radice, misuratissimo e ineccepibile, e non per questo privo di poesia. Un ermetico. Uno che venendo dal calcio di Nereo Rocco seppe guardare a quello olandese (la squadra di Cruyff del ’74), pressing in ogni parte del campo, fuorigioco, squadra alta, ruoli intercambiabili con marcatura a zona, e alla frenesia dei cestisti di basket che gli saltavano sotto gli occhi tra Milano e Varese, e il risultato fu la vittoria dello scudetto col Torino nella stagione 1975-76, cui seguirono secondo, terzo e quinto posto. Continua a leggere

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Stallo Catalano

Da due anni va avanti quella che doveva essere la “soluzione” per l’indipendenza o meno della Catalogna. Si tirano rigori a oltranza tra le due rappresentative: quella spagnola e quella catalana, in larga parte basate sui blocchi di Real Madrid e Barcellona – con l’accettazione degli stranieri –. Finalmente saremo liberi, dicevano i catalani. Finalmente torneremo un paese normale, rispondevano gli spagnoli. Intanto Israele e Palestina hanno trovato un accordo sui territori. Continua a leggere

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Garibaldi, monarca del tempo: febbre, tifo e spada

Nizza. Al terzo bicchiere di Jack Daniel’s, la lingua del generale Giuseppe Garibaldi si scioglie. Tutta la ritrosia che mi aveva mostrato scompare, la distanza si annulla, e viene fuori la verve oltre la sua voglia di raccontare quaranta anni di battaglie sempre in attacco. Lo incontro, al bar dell’Hotel “Le Negresco” sul lungomare di Nizza, in compagnia di altri due italiani, che passano l’estate con lui e Anita: Luciano Bianciardi, scrittore, e Bettino Craxi, politico. Me li presenta dicendo: «Qualcuno se li ricorderà». E prima che io possa replicare, lui, è già partito con i ricordi. Svelando cose che farebbero invidia a Denis Mack Smith. «Nizza fu una idea di mio padre, sa come sono i padri, pensano che un Napoleone Primo sia meglio del Rio de la Plata: Continua a leggere

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Giocare a calcio è cruyffare

Il suo orizzonte ero lo stadio dell’Ajax, ad accompagnarlo il profumo di mele – che vendeva suo padre e prima suo nonno – e lui, Johan Cruyff, portava lo stupore. Ha cambiato squadra, campo, paese, lingua, senza mai perderlo. Questa era la formazione base: luogo, atmosfera, capacità. Pallone, spettacolo e partite gli appartenevano, era un accentratore – che qualche volta dribblava troppo, ma quando poi si liberava del pallone con l’esterno lanciando in porta un compagno, tutti si convincevano dell’importanza dei suoi dribbling e nessuno più fiatava –, Continua a leggere

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Cruyff: governatore di campi, partite e squadre

Mi guardò con una certa aria misericordevole e chiese come mi chiamavo. «Jorge Valdano» gli risposi. «E quanti anni hai?»Continuò. E io, obbediente: «Ventuno». Fece una faccia che significava: chissà dove andremo a finire con questi giovani d’oggi, e dell’alto dei suoi gloriosi trent’anni mi mollò uno schiaffo dialettico: «Ragazzino, a ventun anni a Cruyff si dà del lei».

[da “Il sogno di Futbolandia”, Jorge Valdano, Mondadori]

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