Archivi tag: Juan Villoro

Lozano: volontà e tempi esatti di Dio

Poteva fare il prete, non il gangster come immaginano in molti, alla fine ha fatto il calciatore. Hirving Lozano è probabilmente il calciatore di maggiore talento della sua generazione, tanto che persino il raffinato scrittore messicano Juan Villoro, ai mondiali in Russia, aspettava i suoi gol – «El futbol está hecho de milagros y una vez que alguien hace un diagnóstico negativo, espera como buen aficionado que el “Chucky” Lozano meta un golazo y todo cambie» – che arrivarono: Continua a leggere

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Disneyland con l’herpes

Prima ancora che il Messico divenisse l’immagine dell’orrore dei nostri giorni, prima ancora che i parchi a tema finissero per raccogliere non solo il bisogno di divertimento ma anche le perversioni collettive: in ogni forma, grado e combinazione, Juan Villoro aveva scritto “Piramide” (Gran Vía, traduzione di Maria Cristina Secci, 256 pagine, 14 euro). E a leggerlo oggi fa impressione. Non tanto per l’attualità, il ritmo, le felici intuizioni, e la capacità di raccontarle, ma per la vicinanza tra realtà immaginata e realtà. Come un Ballard, ma in lingua spagnola, Juan Villoro – che non è solo uno scrittore ma anche giornalista in un Messico difficile da raccontare, decifrare, restituire – ci mostra uno dei suoi tanti registri (è ancora poco tradotto in italiano), e spiazza il lettore, lo diverte e angoscia trasportandolo in un luogo assurdo: La Piramide, Continua a leggere

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Finestra segreta

_71279387_praying-464Quando tre anni fa uscì “Zerozerozero” di Roberto Saviano scrissi nell’altro mio blog –“Herzog” – conoscendo un po’ il Messico, che avrebbe dovuto parlare con Juan Villoro, oltre a leggere i suoi articoli e i suoi libri, e che con i soldi che percepiva e il potere di contatti e la fitta rete di possibilità a disposizione avrebbe potuto fare di meglio, invece con una ostinazione presuntuosa produsse un libro pessimo, superficiale e derivato dal lavoro di altri. Continua a leggere

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Un cowboy attraversa la frontiera in silenzio

Carpoolers #5, 2011-2012Dopo aver raccontato la guerra dei narcos e la loro spietatezza, Diego Osorno con “Un cowboy attraversa la frontiera in silenzio” (laNuovafrontiera editore, euro 10, pp. 121, traduzione di Francesca Bianchi) sceglie una piccola storia di famiglia, quella di suo Zio Gerónimo González Garza, che dal Nuevo León va in Texas da clandestino. Fa un giro enorme, attraverso i migranti, per poi tornare alla violenza del Messico. È una storia di intimità e silenzi – apparentemente – di intimità perché questo Zio farà un gesto enorme, e di silenzi perché il cowboy è sordo, e quindi anche muto. Con una essenzialità da deserto, una pulizia di parole e pensieri, Osorno racconta e ci mostra, un altro Messico, quello visto da chi è dovuto fuggire, rimanendo congelato negli Usa, con nelle tasche la speranza di tornare. Geronimo potrebbe essere un personaggio di Cormac McCarthy, solitario, coraggioso e soprattutto estraneo ad ogni luogo. Continua a leggere

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