Archivi tag: Juventus

PaoloRossi: azzurro collodiano

Tutti, prima o poi, siamo gli immortali di qualcuno, ma non sappiamo mai bene quando accade, quelli come Paolo Rossi, invece, sanno perfettamente quando è successo. È stato un attaccante che dilatava gli attimi e gli spazi, la sponda migliore per ogni area di rigore: la sua immortalità, presente in ognuno di noi e che si sommava a quella – che ci portavamo dietro come un tatuaggio su una spalla – di Gianni Rivera a Messico70, era nei tre gol al Brasile al mondiale spagnolo del 1982. La più bella rivincita dai tempi di Alexandre Dumas e del suo “Conte di Montecristo”, dove la spada erano quei gol ai brasiliani, e poi ai polacchi e ai tedeschi, qualcosa tra Lazzaro, il “Verdetto” e Pinocchio shakerati e portati sui campi di calcio. E per giunta “A las cinco de la tarde”, l’ora cantata da Federico García Lorca. Continua a leggere

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Sarri – Gattuso: è il “titulo”che fa il comandante

Per amare Sarri bisogna avere meno di diciott’anni come per leggere Nietzsche; Gattuso, invece, si può amare anche da vecchi, perché non promette prese di palazzo né rivoluzioni, ma “solo” qualche “titulo”. L’altra sera, dopo una partita scialba dove il Napoli era più squadra della Juventus giocando in modo allegriano, si sanciva il vero definitivo passaggio da un comandante all’altro, con la messa in soffitta – in massa – del sarrismo, dopo il passaggio troppo breve e senza “tituli” di Carlo Ancelotti. Continua a leggere

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La telecronaca di Buffon

Nel vuoto dell’Olimpico Gianluigi Buffon si è sostituito alla telecronaca – i giocatori del Napoli sembrava non tirassero in porta per non distrarlo –: urla, che venivano dal passato, dai campetti, e, ordini, che disegnavano il futuro in modo selvaggio. Un sound che teneva insieme la vetta delle sue ambizioni e la fossa delle sue paure. Non se ne è accorto, ma stava già allenando. Surfava tra schemi, in un campo ridotto all’intimità dalle assenze sugli spalti. Per larghi tratti di partita ha ricordato Silvio Orlando che in Palombella rossa, intimava, ossessivo, ma sul bordo di una piscina: «Marca Budavári, marca Budavári, marca Budavári». Sostituendosi e/o affiancandosi alle parole e ai pensieri flebili di Maurizio Sarri. La voce disegnava la sua panchina, anche se Buffon continuava a preoccuparsi della partita. È probabile che lo abbia sempre fatto, non sentito, coperto dalle urla dei tifosi, o che, come Zoff, seguisse le azioni declamandosele dentro, per non perdersi il pallone, per non distrarsi, ma, ora, non si può più nascondere: l’abbiamo sentito. Prima lo vedevamo soltanto. Ora c’è il sonoro.

[uscito su Lo Slalom]

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Immobile: post-attaccante senza pesi

Se Giorgio Chinaglia era l’attaccante pirata, il Long John: pistola e bottiglia, e il grido di battaglia della curva; Ciro Immobile è l’attaccante evasivo, disinvolto, senza ideologia né Gomorra, potremmo dire un post-attaccante per come è andato oltre il contesto che l’ha partorito, che balla con la moglie e commenta le partite con la madre – che lo  chiama “Seccatiello”, convinta come tutte le mamme meridionali che sia troppo secco e che non mangi –, e continua a riconoscere il primato paterno su come si segna: «Tutti i segreti che conosco dell’area di rigore me li ha insegnati lui». Continua a leggere

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Ibrahimović: un progetto nel passato

Il Milan, la squadra che doveva scrivere il futuro, chiede aiuto al passato. Più Barnum che Berlusconi & Galliani, più circo che pallone: ecco il ritorno di Zlatan Ibrahimović, che sarà anche più cattivo di quando otto anni fa lasciò la squadra, ma ha anche un mucchio di partite in più ed è un quasi quarantenne che da due anni gioca negli Usa, con i Los Angeles Galaxy, un posto dove si va a riflettere sulla pensione continuando a giocare con un ritmo lento e con le marcature larghe; c’è passato anche Andrea Pirlo, Continua a leggere

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