Archivi tag: Lavezzi

Argentina: generazione zero tituli

Il colonnello Lionel Messi, che promosse quattro finali e le perse tutte, segnò più gol di Batistuta ma non vinse mai una Copa America o un Mundial, che dribblò più calciatori di Maradona senza mai riuscire ad entrare nel cuore degli argentini, si è arreso, e con lui, si è arresa la sua generazione “zero tituli”: Higuain, Mascherano, Di Maria, Lavezzi, Aguero, Lamela, Biglia, Otamendi, Banega, l’escluso Tevez, giù giù fino alla panchina del Tata Martino. Continua a leggere

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Higuain, nove verticale

Higuain il doppio, adesso finalmente conosce se stesso. Dopo essere nato in Francia è cresciuto in Argentina; dopo aver giocato dietro le punte da ragazzo è diventato quell’autentico numero nove che macina gol, smentendo “illusioni, copiature e sbornie ideologiche sul falso nueve”, come ha scritto Gianni Mura; dopo aver deluso gli insaziabili del Real Madrid che gli preferivano Benzema e illuso gli altrettanto insaziabili argentini in Coppa America, ora ha trovato il suo centro di gravità permanente: Continua a leggere

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I got the Blues

Segna, ma non ci mette il sorriso. Manolo Gabbiadini è allegro dentro, avrebbe detto Enzo Jannacci, oppure è l’attaccante che porta il blues: ‘o Giò di Pino Daniele di “I got the Blues”. La sua è una tristezza naturale, che lo conduce fuori dal cerimoniale post gol, in un entusiasmo privo di esplicitazioni, in un estetismo festante senza rito. Quello che viene dopo è contorno, che sia tristezza o connessione a uno dei tanti suoni che dipingono gli stati d’animo della città di Napoli, Continua a leggere

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SanGennaroBomb: la notte prima

Già, e io che dicevo? Poco. Stavo in un camposanto, solo, a parlare con le fotografie dei miei genitori, aspettando che dicessero Vai, ‘a Maronna t’accumpagna. È una notte di settembre, e io sto per diventare Bin Laden, il cielo sopra il Vesuvio è il più bello che ho visto in vita mia, domani non so se sarò vivo, se sarò uno di quelli Allah Akbar o come si dice, Continua a leggere

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Higuain e la triste sindrome del tiro sopra la traversa

HiguainIl rigore, quello perfetto, dopo Pasadena lo sapete tutti, è quando va dentro, non importa come, che sia cucchiaio o punta, palombella o fucilata, in un modo o nell’altro, basta che finisca alle spalle del portiere, nella sua porta, che lo costringa alle genuflessione e conseguente raccolta del pallone in fondo alla rete. Persino Heidegger in “Essere e tempo”, girava intorno alla questione, sapendo che non è facile per nulla la vita di uno che va dagli undici metri, in una partita decisiva per la stagione. Continua a leggere

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